Mentre Mariupol resiste all’assedio da quasi due mesi, nuove immagini satellitari mostrano quelle che sembrano essere fosse comuni vicino alla città martire della guerra in Ucraina. Il servizio stampa del comune di Mariupol sul proprio canale Telegram ha affermato che la Russia ha seppellito fino a 9mila civili ucraini nel tentativo di nascondere il massacro avvenuto durante l’assedio della città portuale. Il fornitore delle immagini satellitari, la Maxar Technologies, ha affermato che le foto mostrano più di 200 fosse comuni nella città di Manhush, pochi chilometri fuori Mariupol.

Le immagini sono emerse giovedì, poche ore dopo che il presidente russo Vladimir Putin ha rivendicato la vittoria nella battaglia a Mariupol, nonostante la presenza di circa 2mila combattenti ucraini asserragliati in una gigantesca acciaieria. Putin ha ordinato alle sue truppe di sigillare la roccaforte “in modo che nemmeno una mosca passasse” invece di assaltarla.

Dalle immagini satellitari sarebbe emersa una fossa comune ampia più di 30 metri scavata dai sodati russi che avrebbero portato sul posto “con i camion” numerosi cadaveri dei residenti raccolti in diverse parti della città. Si tratterebbe di una “prova diretta dei crimini di guerra e dei loro tentativi di nasconderli”, dichiara il sindaco Vadim Boychenko.

E intanto la città che i russi hanno dichiarato essere caduta nelle loro mani, sembrerebbe resistere. Ma la situazione rimane drammatica. “Come ho sempre detto fino a quando noi saremo qui Mariupol rimane sotto il controllo dell’Ucraina”. Spiega alla Bbc il vice comandante del battaglione Azov, Svyatoslav Palamar, mentre si trova asserragliato nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. “Tutto il complesso è stato praticamente distrutto – aggiunge – con noi nei bunker ci sono morti e feriti ma siamo un numero sufficiente di combattenti per poter respingere gli attacchi”.

Il vice comandante spiega che alcuni civili sono rimasti intrappolati sotto le macerie degli edifici dell’acciaieria di Mariupol, sottoposta a pesanti bombardamenti russi. “Tutti gli edifici nel territorio di Azovstal sono praticamente distrutti”, ha spiegato Palamar, “lanciano bombe pesanti, bombe ‘bunker-buster’ che causano enorme distruzione. Abbiamo feriti e morti nei bunker. Alcuni civili rimangono intrappolati sotto gli edifici crollati”.

Secondo quanto riportato dal vice comandante tra gli ultimi difensori di Mariupol, asserragliati nell’area dell’acciaieria Azovstal, ci sono 500 feriti gravi, alcuni dei quali hanno bisogno di interventi urgenti, come amputazioni degli arti. Ha aggiunto che ci sono anche civili anziani che hanno bisogno di farmaci. “Dopo 52 giorni di blocco e pesanti combattimenti, stiamo finendo i medicinali. E poi conserviamo anche i corpi insepolti dei nostri combattenti che dobbiamo seppellire con dignità nel territorio controllato dall’Ucraina”, ha detto Palamar, “per quanto riguarda la resa in cambio di un passaggio sicuro per i civili, spero che sappiamo tutti con chi abbiamo a che fare. Sappiamo assolutamente che tutte le garanzie, tutte le dichiarazioni della Federazione Russa non valgono nulla”.

In un’intervista all’agenzia di stampa Reuters, il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, ha affermato che la vita delle persone bloccate in città è nelle mani di Vladimir Putin. Boychenko ha espresso la sua frustrazione per il ritmo dell’evacuazione da Mariupol dall’inizio della guerra e ha detto che la Russia ha “minato questa evacuazione”, iniziata nei “primi giorni di marzo”. “Ci hanno chiesto di fornire loro una mappa su dove partirà l’evacuazione, noi abbiamo dato loro la mappa. (Hanno chiesto) quanti autobus avete? Abbiamo dato il numero di autobus. E hanno distrutto e demolito tutti quei posti, hanno distrutto i nostri autobus”, ha commentato. Boychenko ha detto che ci sono ancora 100.000 persone bloccate in città e che i soldati nell’acciaieria Azovstal non si arrenderanno. “È importante capire che le vite che sono ancora lì, sono nelle mani di una sola persona: Vladimir Putin”, ha commentato.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.