“In un momento complesso come quello che la nostra società sta vivendo, avverto il dovere di sottolineare che la coerenza giurisprudenziale nell’interpretazione delle norme rafforza la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario, giacché dà attuazione al principio di uguaglianza consacrato nell’articolo 3 della Costituzione, assicurando la parità di trattamento tra casi simili. Occorre, infatti, aver ben chiaro il confine che separa l’interpretazione della legge dall’arbitrio e dalla ricerca della pura originalità nella creazione della regola, che determinano spesso un pericoloso disorientamento dovuto all’imprevedibilità della risposta giudiziaria”.

Parole dure quelle pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia commemorativa al Quirinale del quarantesimo anniversario dell’uccisione dei magistrati Giacumbi, Minervini, Galli, Amato e Costa e del trentennale dell’omicidio di Livatino. I primi quattro ucciso nel 1980 dal terrorismo, gli ultimi due (Costa nell’80, Livatino nel ’91) dalla mafia. Il riferimento è allo scandalo Magistratopoli riemerso nelle ultime settimana con il caso Palamara.

Durante la commemorazione è stato inaugurato il nuovo quadriennio della Scuola superiore di magistratura con Mattarella che, rivolgendosi ai magistrati di domani nel corso di un collegamento video, ha ricordato lo scandalo Csm ricordando alle future toghe che “la Scuola Superiore, assume un ruolo decisivo per la formazione etica e professionale dei magistrati. Appare, pertanto, necessario che dedichi sessioni di studio apposite ai doveri di correttezza e trasparenza nell’esercizio delle funzioni giudiziarie; affinché siano tradotti nei comportamenti a cui è tenuto ciascun magistrato, non soltanto nello svolgimento dell’attività giudiziaria ma anche nel servizio reso negli organi di governo autonomo”.

“I nostri cittadini hanno diritto a poter contare sulla certezza del diritto e sulla prevedibilità della sua applicazione rispetto ai loro comportamenti. Questo vale – a partire naturalmente dalle scelte del Legislatore e fino all’attività di interpretazione – per la giustizia civile come per quella penale, per quella amministrativa come per quella contabile: non possono essere costruite ex post fattispecie e regole di comportamento” aggiunge.

“La stragrande maggioranza dei magistrati – spiega – è estranea alla “modestia etica” – di cui è stato scritto nei giorni scorsi – emersa da conversazioni pubblicate su alcuni giornali e oggetto di ampio dibattito nella pubblica opinione. E, anche per questo, non si può ignorare il rischio che alcuni attacchi alla Magistratura nella sua interezza siano, in realtà, strumentalmente diretti a porne in discussione l’irrinunciabile indipendenza. Indipendenza che ho, per dovere costituzionale a me affidato, il compito di tutelare con determinazione”.

“E’ necessario – osserva Mattarella – che il tracciato della riforma sia volto a rimuovere prassi inaccettabili, frutto di una trama di schieramenti cementati dal desiderio di occupare ruoli di particolare importanza giudiziaria e amministrativa, un intreccio di contrapposte manovre, di scambi, talvolta con palese indifferenza al merito delle questioni e alle capacità individuali. Occorre altresì recuperare la consapevolezza che fra i doveri di ciascun magistrato rientra la partecipazione attiva al governo autonomo della Magistratura in ogni sua articolazione”.

Il Capo dello Stato, che sottolinea  l’anno “difficile per la Magistratura italiana”, commemora Giacumbi, Minervini, Galli, Amato e Costa e Livatino: “Onoriamo la memoria di questi valorosi magistrati – che, come tanti altri, hanno dolorosamente punteggiato la nobile storia della Magistratura della Repubblica – per come hanno vissuto e interpretato la funzione loro affidata al servizio della giustizia e del Paese. Erano consapevoli dei rischi cui erano esposti – ha detto il Capo dello Stato – e li hanno affrontato per rispetto della dignità propria e di quella del loro compito di magistrati. Hanno svolto la loro attività, con coraggiosa coerenza e autentico rigore, senza rincorrere consenso ma applicando la legge. Fedeli soltanto alla Costituzione. E’ questa l’unica fedeltà richiesta ai servitori dello Stato a tutela della democrazia su cui si fonda la nostra Repubblica. Vorrei sottolineare – con lo sguardo virtualmente rivolto ai giovani magistrati che ci seguono in streaming – che si tratta dell’unica fedeltà cui attenersi e alla quale sentirsi vincolati”.