L’ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone è il nuovo procuratore di Perugia, quella stessa procura che un anno fa ha svelato il cosiddetto caso Palamara (la procura umbra è competente dei reati contestati ai magistrati romani). La nomina è arrivata però con una netta spaccatura nel voto del Cms: a Cantone, che con la DDA di Napoli ottenne la condanna all’ergastolo di numerosi boss della camorra casertana, sono andati 12 voti, contro gli otto ricevuti dall’attuale procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini. Dopo l’addio alla DDA, nel 2007, Cantone è passato agli uffici del massimario della Cassazione, poi alla presidenza dell’Anac, finita ottobre 2019, e infine ritorno alla Suprema corte.

A favore di Cantone hanno votato i 5 componenti di Area, i 3 laici di M5S, i 2 Forza Italia e i 2 della Lega. Per Masini si è espresso il gruppo di Piercamillo Davigo, compreso Nino Di Matteo, con 5 voti, oltre ai 3 di Magistratura Indipendente. Si sono astenuti invece i tre componenti del gruppo Unicost e il primo presidente della Cassazione Giovanni Mammone, mentre il procuratore generale Giovanni Salvi era assente e il vice presidente del Csm Davide Ermini non ha votato.

La nomina di Cantone a Perugia, con la riforma del Csm proposta dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, sarebbe stata impossibile: una delle norme previste infatti vieta a chi è stato fuori ruolo di candidarsi a incarichi direttivi per 2 anni. Riforma del Guardasigilli che, non essendo stata ancora approvata, permette a Cantone di prendere il posto di Luigi De Ficchy, andato in pensione lo scorso anno.

Il dibattito sulla nomina è stato particolarmente infuocato e duro, con posizioni chiare sin dal principio. Nino Di Matteo ha attaccato così la nomina di Cantone: “Ritengo che non sia opportuno che Cantone vada a dirigere proprio quella procura che è competente su ipotesi di reato commesse dai colleghi che lavorano negli Uffici di Roma e che possono investire procedimenti che a vario titolo riguardano i rapporti tra magistrati e politici vicini o appartenenti alla stessa compagine politica decisiva per la nomina all’Anac”, un riferimento chiaro al caso Palamara.

A difesa di Cantone invece Mario Suriano, presidente della della Commissione Direttivi e membro della corrente “di sinistra” Area. “Non si può dubitare della indipendenza di Cantone. Dalle chat (il riferimento è all’inchiesta Palamara, ndr) vediamo che Cantone non doveva andare a Perugia secondo persone vicine al presidente del Consiglio che lo nominò all’Anac”.