Prima il servizio in apertura di un tg nazionale, poi i controlli a tappeto il giorno successivo con l’annuncio ai quattro venti di ben 150 poliziotti in campo per perquisizioni e controlli nei confronti di persone ritenute vicine a Matteo Messina Denaro, boss di Castelvetrano (Trapani) latitante dal 1993 e di cui, a parte il frame del video diffuso dal Tg2 (con gli investigatori che considerano improbabile la sua presenza in quell’auto), non si hanno tracce.

Dodici ore di show mediatico nella speranza, tuttavia, di poter acquisire qualche piccolo indizio in più sulla rete dei fiancheggiatori di chi si fa beffe dello Stato da quasi 30 anni. Dettagli che potrebbero essere arrivati dalle possibili fibrillazioni tra i fedelissimi di Messina Denaro e quindi dalle utenze sotto intercettazione telefonica o da quelle ambientali, o che potrebbero arrivare dalle nuove attività investigative avviate in queste ore con i controlli, che consistono in venti perquisizioni, effettuati in mattinata.

La speranza degli investigatori è quella di dare un’accelerata alla ricerche di “u’siccu”, la “primula rossa” della Mafia siciliana che secondo la Direzione Investigativa Antimafia rappresenta ancora una “figura criminale carismatica della criminalità organizzata” anche se negli ultimi anni sarebbero emersi “segnali di insofferenza” da parte dei suoi affiliati, insoddisfatti dalla gestione continua e costante della latitanza del boss.

Dodici ore per provare a far sentire il fiato sul collo a Messina Denaro. Quindi prima assistiamo alla pubblicazione di un video di ben 12 anni fa (una eternità dal punto di vista investigativo) dove l’uomo “stempiato e con gli occhiali”, quasi non identificabile a causa delle immagini sgranate, potrebbe essere lui. Condizionali che vengono quasi smentiti dopo poche ore. Stando infatti a quanto filtra dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, la segnalazione (arrivata da una fonte) è stata scandagliata approfonditamente dagli investigatori senza tuttavia trovare alcuna conferma.

Le immagini in questione sono state registrate nell’Agrigentino da una camera posta a qualche centinaio di metri dalla casa di Pietro Campo, boss di Santa Margherita Belice e considerato uomo di fiducia di Messina Denaro. Nel video si vedono due persone a bordo di un suv in una strada di campagna. Secondo chi indaga pare assai improbabile che uno dei maggiori ricercati al mondo circolasse in auto, in pieno giorno, davanti alla masseria di Campo, strettamente controllato proprio per la sua vicinanza a “u’ siccu”.

All’alba 150 poliziotti delle Squadre Mobili di Trapani, Palermo, Agrigento e del Servizio Centrale Operativo, su disposizione della Dda palermitana, dotati (si legge nelle veline della polizia) di apparecchiature speciali e supportati dai Reparti Prevenzione Crimine di Sicilia e Calabria, coadiuvati dall’auto dagli elicotteri, hanno effettuato perquisizioni e controlli a Castelvetrano, Campobello di Mazara, Santa Ninfa, Partanna, Mazara del Vallo, Santa Margherita Belice e Roccamena. Zone dove vivrebbero decine di fiancheggiatori della primula rossa, appartenenti agli storici mandamenti mafiosi.  Si tratta di “vecchie conoscenze” degli investigatori per i loro rapporti con il latitante: tra i 20 destinatari dei decreti di perquisizione ci sono anche soggetti già condannati per associazione a delinquere di tipo mafioso.

Poi arrivano le parole di Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale Antimafia, che a Radio Rai dichiara una serie di ovvietà: “I capi nella loro latitanza possono allontanarsi dai luoghi di origine ma certamente devono tornare”. Inoltre i latitanti “devono avvalersi di una rete che opera sul territorio, altrimenti non potrebbero mantenere una posizione di comando e capi storici come Matteo Messina Denaro è evidente che non abbandonerebbero mai la loro posizione”. In sostanza “u’ siccu” così come tanti suoi noti predecessori e altri capi camorra e ‘ndrangheta, si troverebbe nel suo territorio nel sud della Sicilia.

“Benché non sia ufficialmente il capo di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro – chiosa de Raho – unitamente a Totò Riina e ad altri capi ha guidato un piano d’attacco al nostro Paese e quindi necessariamente deve essere catturato e assicurato alla giustizia anche per confermare che il mafioso non avrà mai tregua“.

 

 

 

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.