“Non voglio sentir parlare di tesina! I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti“. Il neo ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, è deciso su questo a seguire sull’esame di Maturità la scia di Lucia Azzolina. Lo ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera, specificando che l’ordinanza è pronta e che gli esami inizieranno a metà giugno.

“Da qui comincerà l’orale che si svilupperà poi anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni anche con una visione critica”, ha continuato il ministro.

In soli 4 giorni il ministro si è dato un gran bel da fare ascoltando tutti i protagonisti del mondo della scuola per progettare al meglio i prossimi giorni. Ma affinchè tutto vada al meglio c’è bisogno dei vaccini. “Dobbiamo essere molto cauti perché la sfida del virus è ancora alta – ha detto Bianchi –  La prima cosa da fare è vaccinare tutti gli insegnanti e il personale, anche i più grandi di età. Solo se loro saranno in sicurezza le scuole saranno sicure anche per i ragazzi e le famiglie”.

La sua attenzione è rivolta soprattutto a cancellare le disparità che ancora persistono tra le regioni. “Purtroppo la pandemia ha esasperato problemi di diseguaglianza che erano già gravi. Ha mostrato come nel nostro Paese ci siano situazioni molto differenti – aggiunge – E io voglio ripartire dal Sud che è la zona più in difficoltà perché per rilanciare il sistema si comincia da chi ha più problemi, da chi è più debole: non dimentichiamo che in certe zone della Calabria e della Campania uno studente su tre si perde per strada, che in Sicilia solo il 5 per cento dei bambini va al nido”.

Sul recupero dei giorni persi allungando l’anno scolastico è stato cauto, ne parlerà con le Regioni a cui spetta stabilire il calendario scolastico. “Dobbiamo decidere rispettando i diritti e la vita delle persone, valutando situazioni diverse, tra primarie e scuole superiori per esempio – ha concluso – quello che si è perso è soprattutto la socialità, lo stare insieme non la singola disciplina. La scuola non è solo insegnamento, apprendimento ma anche vita comune”.