Un attimo di incertezza, di indecisione. Mario Draghi alla fine del suo discorso al Senato, che oggi voterà la fiducia al suo governo, tradisce dubbi sul protocollo. A microfoni aperti, la domanda: “Mi dite quando posso sedermi?”

Un discorso più lungo di quanto fosse previsto, una cinquantina di minuti circa. Un discorso dallo spirito repubblicano. Dentro soprattutto il senso di responsabilità, l’unità, l’irreversibilità dell’Europa e dell’Euro. E quindi la disparità di genere, l’atlantismo, il Recovery Fund, l’ambiente e la tecnologia, la scuola, i giovani quasi in ogni passaggio. Draghi ha confessato che si tratta della più grande responsabilità mai affrontata, quella di essere a Palazzo Chigi.

“Oggi l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere”, ha detto nel passaggio forse più applaudito. Non è mancata una gaffe, o forse meglio chiamarlo lapsus, sui numeri della pandemia da coronavirus in questo momento in Italia. Sulle terapie intensive, per la precisione. La voce strozzata infine sulla chiusa sull’“amore per l’Italia”. Una trentina di applausi in tutto.

Alla fine il siparietto, l’indecisione sul protocollo. “Mi dite quando posso sedermi?”, ha chiesto ai colleghi di governo, in particolare al ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, Lega. La domanda a microfoni ancora aperti. Il premier si è seduto infine ad applauso terminato.