Donald Trump fa scuola in Europa. I ministri dell’Interno di dodici Paesi europei (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Repubblica Slovacca) hanno infatti chiesto a a Bruxelles nuovi metodi per proteggere le frontiere esterne dell’Unione europea.

Questi nuovi metodi comprendono anche la costruzioni di muri e recinzioni. Una richiesta shock messa nero su bianco in una lettera di quattro pagine inviata al vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas ed alla commissaria agli Affari interni Ylva Johansson.

Un tema, quello dei confini da rafforzare, che sarà oggi al centro della riunione dei ministro dell’Interno dell’Unione in Lussemburgo.

Nella missiva i Paesi, un mix di ‘frugali’ del Nord Europa e sovranisti dell’Est, spiegano che bisogna prevenire “le gravi conseguenze di sistemi migratori e di asilo sovraccarichi e capacità di accoglienza esaurite, che alla fine influiscono negativamente sulla fiducia nella capacità di agire con decisione quando necessario”.

Una protesta cavalcata in Italia da Matteo Salvini. “Se ben 12 Paesi Europei (Austria, Cipro, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia e Slovacchia) con governi di ogni colore chiedono di bloccare l’immigrazione clandestina, con ogni mezzo necessario, così sia. L’Italia che dice?”, ha dichiarato il numero uno della Lega.

Pur non essendo tra i firmatari, il ministro svedese alla Giustizia e Immigrazione, Morgan Johansson, ha di fatto aperto alle richieste dei dodici: “Non ci sono norme che impediscano agli Stati Ue di aumentare la propria protezione fisica o di costruire muri o recinzioni”, quindi sta ai governi “decidere se lo vogliono fare”.

Ma se Salvini sembra apprezzare la proposta dei 12 ministri dell’Interno, in realtà l’effetto per il nostro Paese potrebbe essere il contrario di quanto auspica il leader della Lega. Per l’Italia il ‘problema’ dell’immigrazione arriva ovviamente dal mare, non da terra: la soluzione proposta dai 12 ministri avrebbe il paradossale effetto di riversare proprio sulle nostre coste l’intero flusso migratorio da Africa e Asia.

Dalla Johansson, alla fine del Consiglio europeo di oggi, è arrivata quindi una risposta alla proposta dei 12 Stati membri. Da una parte la commissaria Ue agli Affari interni si è mostrata comprensiva rispetto al bisogno di alcuni Paesi di rafforzare le proprio frontiere, ma dall’altra ha ribadito chiaramente che non lo si potrà fare con i fondi europei: “Bisogna rafforzare la protezione dei nostri confini esterni, alcuni Stati membri hanno costruito recinzioni e strutture di protezione, ne hanno il diritto e lo posso capire. Ora però se occorre utilizzare i fondi Ue per fare questo devo dire no”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia