Un nuovo accordo sta per essere firmato per Napoli. Riguarda la promozione e l’attuazione di un sistema di sicurezza partecipata e integrata per lo sviluppo della Città di Napoli. Così si legge nel testo del comunicato con cui si annuncia l’arrivo in città della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. Parteciperà la mattina al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in cui si discuterà della situazione della sicurezza nell’area metropolitana. E subito dopo la titolare del Viminale presenzierà alla sottoscrizione dell’accordo per un sistema di sicurezza partecipata e integrata che sarà siglato alla presenza anche del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e del prefetto di Napoli Claudio Palomba.

A cosa porterà? Lecito chiederselo, dopo anni di comitati e patti, protocolli di intesa e passerelle politiche. Nonostante qualche encomiabile sforzo, il nodo del problema da molti anni è sempre rimasto più o meno com’era. A Napoli la camorra ha sempre continuato a proliferare, a fare i suoi affari e farsi periodicamente guerre. Le cronache cittadine hanno sempre raccontato di stese e agguati, di rapine finite nel sangue e cittadini costretti a piegarsi alla prepotenza o alla violenza di bande criminali più o meno organizzate. Negli ultimi mesi tra Napoli e provincia si è assistito ad una escalation di violenza urbana e criminale. Omicidi, agguati, rapine, ferimenti le azioni più eclatanti; minacce, estorsioni, truffe e trame illecite quelle che si sono sviluppate in maniera più silenziosa e sotterranea.

Tutto questo opprime la città, ne frena lo sviluppo. Per non parlare della questione minorile, della povertà, delle periferie degradate. Bisogna sempre citare tutto perché nessun problema di questa città potrà mai essere risolto se si procede a compartimenti stagni; se ci si illude di combattere il crimine con la repressione senza investire nella prevenzione; se si spera di contrastare la devianza giovanile senza garantire scuole e quartieri sicuri e a misura d’uomo, soprattutto a misura dei diritti di ciascun cittadino; se si pensa di firmare patti e accordi per la città come se quello da solo bastasse a risolvere i problemi senza che tra le istituzioni (tutte, ai vari livelli, nei vari settori) vi siano poi strategie virtuose, costanti, finalizzate a evitare che pure le iniziative più efficaci non si dissolvano poi in interventi spot destinati a non modificare nulla, e quindi a non avere quasi alcuna utilità.

«La decisione di partecipare a Napoli alla riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica va nella direzione auspicata da tutti noi. Da tempo sosteniamo la necessità di un impegno a 360 gradi nel contrastare la criminalità organizzata e il malaffare», fanno sapere i comitati di liberazione dalla camorra delle periferie di Napoli, da San Giovanni a Teduccio a Pianura, a Scampia e Secondigliano. «Ci sono ampie zone del territorio napoletano dove la democrazia è sospesa e dove una minoranza costringe la popolazione a chinare la testa – sottolineano -. La questione criminale deve entrare nell’agenda della politica. Siamo consapevoli della necessità di un impegno corale del governo. Non è e non può essere trattata solo come questione di sicurezza e ordine pubblico». «Alla ministra Lamorgese e ai responsabili nazionali delle forze dell’ordine – aggiungono – chiediamo un impegno costante. Bombe e stese, agguati e criminalità predatoria rendono insopportabile la situazione. Occorrono risposte concrete al bisogno di legalità. L’indifferenza della società civile rende forti gli uomini della camorra perché quando ci si sente soli la paura prende il sopravvento».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).