È una Napoli fredda e non per la pioggia battente che da settimane non le dà tregua. È una Napoli ferita. Piegata su sé stessa. È una Napoli che soffre in silenzio. Diffidente e indifferente. È questa la Napoli descritta da Don Mimmo Battaglia nel discorso alla città dal pulpito della Chiesa del Gesù Nuovo nel giorno dell’Immacolata. «La diffidenza dilaga. E l’uomo diventa diffidente della donna e la donna dell’uomo. E l’uomo e la donna diffidenti della terra. E la terra diffidente di loro – ha affermato – Oggi siamo in grande peccato, siamo nell’indifferenza, ma, ancor più, nella diffidenza. E ciascuno è lì a farsi isola, a farsi la sua terra, lontano dall’altro, nemico dell’altro. Credo – ha aggiunto – che questa sia anche la radice dei mali che oggi attraversano la nostra città».

Sembra quasi un ricordo sbiadito quella Napoli solidale, accogliente, che abbraccia i suoi figli, che ha sempre fatto della comunità la sua forza, quella che si è sempre arrangiata, ma tenendosi per mano. «La diffidenza che si trasforma nel lavarsi le mani nei confronti dell’altro, nel disinteressarsi di lui, nel rifiutare un destino condiviso di luce per pensare unicamente al proprio percorso ombroso – ha detto ancora l’arcivescovo di Napoli- Il non fidarsi dell’altro e degli altri ci fa cadere nel vuoto e nell’isolamento, perché tutti diventano nemici, persone da cui stare lontano. In fondo la diffidenza è alla base della frammentazione sociale». E proprio la crepa che divide una parte della città dall’altra è la vera spina nel fianco di Napoli. Tra poco andrà in scena la corsa ai regali, le vie dello shopping saranno gremite, quelle stesse vie che accolgono migliaia di senzatetto, quelle stesse vie che si trovano a due passi dalle famiglie che hanno ricevuto lettere di licenziamento o per le quali il lavoro è un’utopia. E proprio sull’emergenza lavoro si è espresso Don Battaglia. «Napoli, tu ci parli delle tante famiglie assediate dalla povertà e dalla mancanza di lavoro – ha spiegato – e chiedi alle istituzioni locali, al mondo dell’impresa e del commercio una rinnovata creatività e lungimiranza, capace di farsi carico delle preoccupazioni e delle ansie di tanti padri e madri che temono di non riuscire più a nutrire i propri figli e ad allevarli con il pane della sicurezza e della serenità».

La disoccupazione è un virus che negli ultimi anni ha spaventato quasi più del Covid. In Campania il 50% dei cittadini rischia di finire nell’elenco dei poveri e di coloro che, di fatto, si trovano ai margini della società. Le regioni del Mezzogiorno sono negli ultimi quindici posti della classifica europea e tra le peggiori c’è proprio la Campania, dove una persona su cinque è senza lavoro. Ben consapevole del dramma che si consuma qui, al suo arrivo in piazza del Gesù l’arcivescovo di Napoli ha incontrato una delegazione del movimento disoccupati 7 novembre, promettendo di adoperarsi per sostenere chi ha perso il lavoro. Da qui il monito dell’arcivescovo metropolita: «Bisogna progettare oltre il guadagno immediato, fare sinergia per generare nuovo lavoro, preoccuparsi delle ricadute sociali di ogni nuovo impiego – ha detto Don Battaglia – anche questo significa prendersi cura della città. Napoli, tu invochi cura per le tue ferite: quelle inferte dalla criminalità e dalla corruzione, quelle che affliggono la carne dei poveri e degli ultimi, Napoli – ha ribadito – chiede alla sua gente di adoperarsi più che mai nel dar vita a una nuova etica».

Presente tra i banchi della chiesa del Gesù Nuovo anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, a lui il compito di risollevare una città stremata: «Vedo all’orizzonte tantissimi problemi, sono molto preoccupato – ha ammesso il sindaco – C’è la questione dell’aerospazio dell’auto motive, ci sono tantissime filiere che danno molto lavoro e che sono in grande difficoltà. Su questo ci vuole grande attenzione – ha concluso – perché non ci possiamo permettere altri casi Whirlpool».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.