«Basta ricondurre i fenomeni criminali a una rappresentazione banalizzante, relegandola ad angusti confini di repressione di polizia e deresponsabilizzando la politica che è invece chiamata ad arginare questo fenomeno». È l’appello del procuratore di Napoli Giovanni Melillo nel corso del Laboratorio interdisciplinare di ricerca sulle mafie e la corruzione (Lirmac) che ha visto Federico II e Procura firmare un protocollo d’intesa che sancisce la collaborazione tra i magistrati della Procura di Napoli e gli studiosi del laboratorio sulle mafie del Dipartimento di Scienze sociali.

Nell’ambito del Convegno “La città e la camorra – Napoli e la questione criminale” ospitato nell’aula magna dell’università Federico II è stata presentata la mappa della criminalità organizzata: la città – secondo la ricostruzione della Procura – è nelle mani del cartello dell’Alleanza di Secondigliano che domina da Posillipo a Barra, passando per la zona occidentale, quella collinare e la periferia Nord. Al cartello dei Mazzarella restano pezzi dei quartieri Chiaia, Poggioreale, Porto, Mercato e poco altro. Rosso e giallo i colori della nuova mappa ma sarebbe altrettanto interessante pensare alla creazione di una cartina dei fattori sociologici che hanno portato la criminalità organizzata a dividersi la città. «Più che parlare di emergenza o infiltrazioni camorristiche bisogna parlare di elemento strutturale del tessuto sociale. Non di un mero contenitore di violenza urbana» ha spiegato Melillo.

«Accanto alla dimensione violenta che pesantemente opprime il territorio – argomenta Melillo – ve ne è un’altra, non meno pericolosa ma sostanzialmente oscurata, ed è l’azione di quei cartelli che, tessendo relazioni fiduciarie che sostengono sofisticate alleanze o coabitazioni, riescono a tenere insieme gli affari di una camorra invisibile ai più e gli assetti regolati dal ricorso alla violenza». Secondo il procuratore Melillo, quindi, non siamo in presenza di tanti piccoli gruppi che operano illecitamente sul territorio, ma si tratta sempre dei due grandi clan e immaginare l’organizzazione camorristica come un puzzle frammentato è un errore.

«Questo tipo di errore ha a lungo condizionato la visione della camorra nella città di Napoli, relegando nell’ombra i grandi cartelli che nel dibattito pubblico non hanno neanche un nome e che da oltre 30 anni si sono profondamente radicati nonostante i numerosi conflitti affrontati e le repressioni di polizia che hanno subito – ha spiegato Melillo – Per questi motivi la consapevolezza di ciò ha spinto il mio ufficio a concentrare le risorse intorno ad alcuni obiettivi prioritari, innanzitutto le strutture di vertice dei principali cartelli criminali dell’area metropolitana e le loro principali proiezioni delittuose che sono accumunate da queste caratteristiche: capacità di generare grandi profitti e insieme un più ridotto rischio giudiziario, grandi truffe assicurative e telematiche, controllo delle aste giudiziarie, controllo di settori imprenditoriali delicatissimi per la stessa sicurezza pubblica e privata, controllo della logistica delle global service a supporto delle reti del commercio internazionale originate dalla tradizionale attività dei magliari. Ma soprattutto – aggiunge – frodi fiscale di enormi dimensioni, controllo ciclo rifiuti, controllo di gran parte degli appalti della sanità pubblica e privata, regia di gigantesche speculazioni immobiliari, specie quelle legate alle grandi infrastrutture».

Una longa manus che tocca tutti i settori dell’economia cittadina e regionale. Al convegno è intervenuto anche Don Mimmo Battaglia che ha posto l’accento sul compito della politica: «Occorre una purificazione politica ed economica. Le istituzioni devono essere accanto alla gente ascoltandola, non tagliando la spesa sociale. La politica – ha concluso l’arcivescovo di Napoli – deve dimostrare che lo Stato non solo attraverso l’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine ma con gli investimenti e il lavoro. Non possiamo più rimandare il riscatto».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.