Quando si parla di camorra il pensiero va subito alla violenza criminale, alle faide e alle stese. Le ultime settimane, del resto, hanno fatto ripiombare la città nel baratro criminale: ci sono stati morti ammazzati in più quartieri della città e nella provincia e l’età delle vittime, tutte attorno ai vent’anni, ha fatto riaccendere il dibattito sulla devianza giovanile, sulle carenze che alimentano il degrado, sul vuoto educativo e amministrativo. La notizia, ieri, di un’inchiesta su camorra e appalti ospedalieri ha spinto gli inquirenti a sottolineare l’esigenza di puntare i riflettori anche sulla camorra che si inserisce nell’economia locale, che la alimenta seppure con le sue regole deviate, che prende tangenti e si inserisce negli appalti.

Questa volta di mezzo c’erano, a leggere le accuse della Procura che per il momento sono solo ipotesi in attesa di eventuali conferme e riscontri processuali, gli appalti per una serie di servizi strategici all’interno dei più grandi ospedali della città. E allora vale ricordare le parole dell’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia che nelle scorse settimane aveva esortato i camorristi a fermarsi, a convertirsi, a bloccare la scia di sangue che sta uccidendo la città, e in un editoriale dell’altro giorno su Famiglia Cristiana è tornato a richiamare l’attenzione di tutti sul fenomeno mafioso, sottolineando l’esigenza di una sorta di Patto contro la camorra. Del resto, il nuovo sindaco Manfredi è anche il sindaco del cosiddetto Patto per Napoli, gli industriali hanno chiesto un Patto per i giovani e per le imprese.

Patto è diventata in questo periodo una parola chiave per sollecitare sinergie istituzionali, colmare vuoti di responsabilità e iniziativa. «Ritrovarci tutti insieme intorno a un Tavolo condiviso, volto a creare un percorso comune capace di generare proposte concrete, è solo il primo passo di un itinerario ecclesiale che nell’ambito del cammino sinodale dovrà impegnarsi su due fronti: camminare insieme nella Chiesa, puntando sul confronto, sul reciproco ascolto e sulla parresia come elementi imprescindibili dell’essere popolo di Dio, ma anche camminare insieme con gli uomini e le donne di buona volontà che hanno a cuore il bene dei piccoli, la tutela dei minori, la lotta alla disuguaglianza e l’educazione alla legalità e alla giustizia» ha affermato don Battaglia esortando a non assuefarsi alla violenza criminale, «alla convivenza con la cultura camorristica e con il potere di morte dei clan: numerosi preti, insieme a tanti laici e consacrate, in diverse aree della città metropolitana, da Scampia ad Afragola, passando per Ercolano e arrivando alla Sanità, sono per la nostra città un baluardo di resistenza, una profezia di vita e di giustizia, un simbolo che il male, per quanto forte, non può prevalere».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).