Dopo le bombe, tre omicidi, diverse stese intimidatorie, lo Stato interviene a Ponticelli, periferia est di Napoli, con un decreto di fermo, disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed eseguito dagli agenti della Squadra Mobile e dal reparto operativo dei carabinieri di Napoli, nei confronti di undici persone ritenuti appartenenti alle due organizzazioni camorristiche in contrapposizione tra loro.

Si tratta del clan Casella, federato con i De Luca Bossa-Minichini-Schisa, e il clan De Martino, costola dei De Micco. La Procura (le indagini sono condotte dai pm Antonella Fratello e Simona Rossi) contestano il reato di estorsione perpetrato nei confronti di una donna, che gestiva una piazza di spaccio, e di un parcheggiatore abusivo. Fermi che sono in attesa di convalida da parte del Gip del Tribunale di Napoli.

Un’accelerazione alle indagini è avvenuta dopo i gravi fatti di sangue registrati negli ultimi tempi e in ultimo l’omicidio di Carmine Carmine D’Onofrio, 23enne incensurato, figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, 44 anni, elemento apicale del clan in questione, arrestato giusto un anno fa per estorsione. Quest’ultimo è il fratello del boss Antonio, detto ‘Tonino ‘o sicco’, 50 anni, ex killer dei Sarno e in carcere da circa 15 anni anni (dopo un periodo trascorso in una clinica psichiatrica) per via di una condanna definitiva all’ergastolo per l’autobomba di via Argine del 25 aprile del 1998 (in cui morì Luigi Amitrano, il nipote del boss Vincenzo Sarno, vero obiettivo dell’attentato) che segnò la rottura tra la famiglia di Ciro Sarno, ‘o sindaco di Ponticelli, e il suo killer di fiducia. D’Onofrio, secondo le prime indagini svolte dagli investigatori, avrebbe pagato con la morte alcune frequentazioni interne al clan De Luca Bossa-Casella.

Tornando al decreto di fermo di oggi, emessi perché è stato ritenuto esistente il pericolo di fuga, nel primo caso la donna vittima dell’estorsione è stata picchiata con l’obiettivo di costringerla a passare a un clan rivale. L’altro caso, quello ai danni di un parcheggiatore, viene ritenuto dagli investigatori un episodio emblematico della volontà della criminalità organizzata di tenere sotto un controllo capillare il territorio nella zona orientale.

Tra i destinatari delle provvedimenti di fermo figurano Eduardo e Giuseppe Casella, entrambi ritenuti appartenenti al cartello malavitoso De Luca Bossa-Minichini-Casella, e persone ritenute appartenenti ai rivali del clan De Martino, tra cui il ras Salvatore De Martino (fratello minore di Antonio De Martino, in carcere da qualche anno), ritenuto elemento apicale dell’organizzazione soprannominata XX e affiliata ai De Micco, e la moglie. Nella stesso clan, che ha il suo quartier generale del rione Fiat, decreto di fermo per Francesco Pignatiello e per il figlio Pasquale.

Coinvolti anche Luigi Austero e Nicola Aulisio (24 anni, arrestato lo scorso marzo 2021 con il ras Giuseppe Righetto, detto ‘o blob, per tentato omicidio), Giovanni Rinaldi, Giovanni Mignano e Youssef Christian Hathrouby, tutti ritenuti contigui ai clan De Luca Bossa-Minichini-Casella.

Gli omicidi

Carmine D’Onofrio, nella notte del 6 ottobre, stava tornando a casa insieme alla compagna, incinta di otto mesi. Ha parcheggiato l’auto lungo la strada mentre la fidanzata lo aspettava davanti all’ingresso della palazzina, poi appena è sceso dalla vettura è stato travolto da sette proiettili, tutti andati a segno.

In precedenza altri due omicidi: dopo Giulio Fiorentino, 29enne legato ai De Micco-XX, ucciso il 15 marzo scorso (nell’agguato è stato ferito un altro giovane affiliato del clan, Vincenzo Di Costanzo), il 12 agosto scorso è stato ammazzato Salvatore De Martino, 46 anni, ritenuto elemento apicale dei De Luca Bossa-Minichini. L’esecuzione di quest’ultimo, avvenuta all’interno dei palazzoni popolari di via De Meis con un colpo in pieno volto, lascia ipotizzare agli investigatori che possa essersi trattato di una epurazione interna a clan per questioni di droga.

In alto da sinistra: Eduardo Casella, Luigi Austero e Francesco De Martino In basso da sinistra: Nicola Aulisio e le due vittime Giulio Fiorentino e Carmine D’Onofrio

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.