E’ stato ammazzato nel cuore della notte in un circoletto tra Miano e Piscinola, periferia nord di Napoli, al civico 444 di via Vincenzo Janfolla, quella che una volta era considerata la strada del clan Lo Russo. Giuseppe Tipaldi, 38 anni compiuti lo scorso aprile, è stato raggiunto da numerosi proiettili che non gli hanno lasciato scampo. L’agguato poco prima delle 2 di notte. L’intervento delle forze dell’ordine circa una mezz’ora dopo in seguito a una segnalazione ricevuta.

Ennesimo omicidio di camorra a Napoli dove da mesi, e su più fronti, i clan di camorra sono tornati prepotentemente alla ribalta e non tutto, come spesso sta accadendo in questi ultimi tempi, è riconducibile alla mera contrapposizione tra Alleanza di Secondigliano (clan fondatori Mallardo-Contini-Licciardi) e i Mazzarella. Faide o scontri in corso non solo nell’area nord ma anche a Napoli Est (Ponticelli), nell’area flegrea (a Fuorigrotta il 10 novembre l’omicidio di Andrea Merolla), e nel centro storico della città.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine e considerato in passato contiguo al clan dei ‘Capitoni‘, disintegrato nel corso degli ultimi anni da arresti ma, soprattutto, dalla decisione dei vertici apicali di intraprendere la strada delle collaborazione con la giustizia.

Tipaldi è il figlio di Gaetano, 75 anni, luogotenente storico dei Lo Russo. Era stato scarcerato nei mesi scorsi e, stando a quanto emerso nelle ultime informative, avrebbe preso parte alla guerra in corso tra Miano, Piscinola e Chiaiano tra opposte fazioni per conquistare il predominio degli affari illeciti sul territorio.

Le indagini dell’ennesimo omicidio, registrato nel corso dell’ultimo anno e mezzo nell’ex fortino dei Lo Russo, sono affidate alla squadra mobile guidata dal dirigente Alfredo Fabbrocini. Nel circoletto dove è stato ucciso Tipaldi la Scientifica ha effettuato i rilievi mentre gli agenti hanno provato, per ora senza risultati, ha raccogliere testimonianze utili per ricostruire quanto accaduto. Non è chiaro se nella zona sono presenti telecamere.

La faida di Miano per l’eredità del clan Lo Russo

Nella zona compresa tra i quartieri Miano e Piscinola è in corso negli ultimi anni lo scontro tra due gruppi malavitosi (Cifrone-Tipaldi e Balzano-Scarpellini) in campo per raccogliere l’eredità del clan Lo Russo, segnato dall’avvio della collaborazione con la giustizia di quasi tutti i suoi elementi apicali.

Prima dell’omicidio di Tipaldi, a cadere sotto una pioggia di piombo fu il 30enne Antonio Avolio, ammazzato alle 11 di mattina del 24 giugno scorso in via Teano, tra i quartieri di Miano e Piscinola, mentre era alla guida di uno scooter e aveva da poco mangiato uno snack.

Il ferimento di Di Caprio

Il 10 giugno scorso Salvatore Di Caprio, 37enne già noto alle forze dell’ordine e arrestato nel 2013 nell’ambito di un maxi-blitz contro il clan Di Lauro, è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco al polpaccio sinistro e si è recato in ospedale su uno scooter guidato da un conoscente che si è prontamente dileguato. Agli agenti della Squadra Mobile ha riferito di essere stato ferito da sconosciuti a Miano, quartiere a nord di Napoli, senza però fornire ulteriori indicazioni utili per i rilievi degli investigatori.

L’omicidio di Salvatore Milano

Lo scorso 22 aprile in una caffetteria di via Vittorio Veneto a Miano, i killer ammazzarono Salvatore Milano, 60enne già arrestato in un blitz contro il clan Lo Russo nel 2010. L’uomo risiedeva a Scampia e lo scorso settembre venne già ferito a colpi d’arma da fuoco in circostanze mai chiarite. Si presentò nella notte tra il 13 e il 14 settembre all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli per una ferita d’arma da fuoco alla spalla. Ai carabinieri intervenuti nel nosocomio flegreo raccontò di essere stato ferito da un commando mentre si trovava all’interno della propria auto a Giugliano, comune a nord della città, nel corso di un tentativo di rapina.

Lo scorso 24 febbraio si è verificato un altro agguato. Cinque i proiettili esplosi, tre quelli andati a segno e che hanno raggiunto la vittima, mentre si trovava in auto, ad entrambe le braccia. Bernardo Torino, 34enne con precedenti per rapina, è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli ed è stato assistito dai sanitari del presidio ospedaliero e le sue condizioni non sono ritenute gravi.

Ai carabinieri del Nucleo Operativo del Vomero intervenuti, l’uomo ha racconto di essere stato vittima di una rapina avvenuta in corso Marianella, all’altezza del civico 68, nel quartiere Piscinola. Ad agire, secondo la sua versione, due uomini in sella a uno scooter che hanno affiancato l’auto sulla quale viaggiava esplodendo tre colpi d’arma da fuoco dopo aver fallito il tentativo di impossessarsi dell’orologio. Informazioni dettagliate che hanno trovato riscontro effettivo perché nel luogo indicato i militari hanno trovato l’auto di Torino con tre fori nella fiancata. A terra sono stati trovati cinque bossoli. Tuttavia a non convincere i carabinieri della Compagnia Vomero è la versione fornita dal 34enne, cugino di Luigi Torino, a sua volta figlio di Salvatore Torino, alias ’o cassusaro (chi prepara o vende le gazzose), in passato legato al clan Lo Russo di Miano, area a nord di Napoli, prima di creare un proprio gruppo camorristico e dar vita alla faida contro il clan di Giuseppe Misso per la conquista del Rione Sanità nel 2006. Il figlio, Luigi Torino, venne ferito in un agguato di camorra lo scorso 14 giugno 2019 e, secondo le ultime informative delle forze dell’ordine, è attualmente vicino a uno dei due gruppi malavitosi in campo per raccogliere l’eredità del clan Lo Russo, segnato dall’avvio della collaborazione con la giustizia di quasi tutti i suoi elementi apicali. In questo scenario potrebbe rientrare il ferimento di Bernardo Torino. E’ questa la pista seguita dagli investigatori.

Nel gennaio 2020 l’omicidio di Stefano Bocchetti sempre in un circoletto

Nelle prime ore del 23 gennaio scorsi, i carabinieri sono intervenuti in una sala slot di via Vincenzo Valente a Miano, periferia nord, dove poco prima era stata segnalato il ritrovamento del cadavere di un uomo, ucciso a colpi d’arma da fuoco.

La vittima si chiamava Stefano Bocchetti, 43enne pregiudicato in passato ritenuto dagli investigatori vicino al clan Lo Russo.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.