Agguato di camorra in un bar di Miano, periferia nord di Napoli, dove poco prima delle 17.30 i killer hanno ammazzato a colpi d’arma da fuoco Salvatore Milano, 60 anni. L’uomo si trovava all’interno della caffetteria Rosetta, al civico 3 di via Vittorio Veneto, quando i sicari sono entrati in azione presumibilmente in sella a uno scooter. In corso indagini da parte dei carabinieri della Compagnia Stella per ricostruire l’evento. Acquisite le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona che aiuteranno gli investigatori a ricostruire il percorso dei killer.

Nonostante i soccorsi del 118, Milano è morto sul colpo. La vittima, già arrestato in un blitz contro il clan Lo Russo nel 2010, risiedeva a Scampia e lo scorso settembre fu già ferito a colpi d’arma da fuoco in circostanze mai chiarite. Si presentò nella notte tra il 13 e il 14 settembre all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli per una ferita d’arma da fuoco alla spalla. Ai carabinieri intervenuti nel nosocomio flegreo raccontò di essere stato ferito da un commando mentre si trovava all’interno della propria auto a Giugliano, comune a nord della città, nel corso di un tentativo di rapina.

La faida per l’eredità del clan Lo Russo

Nella zona compresa tra i quartieri Miano e Piscinola è in corso negli ultimi anni lo scontro tra due gruppi malavitosi (Cifrone-Tipaldi e Balzano-Scarpellini) in campo per raccogliere l’eredità del clan Lo Russo, segnato dall’avvio della collaborazione con la giustizia di quasi tutti i suoi elementi apicali. Lo scorso 24 febbraio si è verificato un altro agguato. Cinque i proiettili esplosi, tre quelli andati a segno e che hanno raggiunto la vittima, mentre si trovava in auto, ad entrambe le braccia. Bernardo Torino, 34enne con precedenti per rapina, è arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Napoli ed è stato assistito dai sanitari del presidio ospedaliero e le sue condizioni non sono ritenute gravi.

Ai carabinieri del Nucleo Operativo del Vomero intervenuti, l’uomo ha racconto di essere stato vittima di una rapina avvenuta in corso Marianella, all’altezza del civico 68, nel quartiere Piscinola. Ad agire, secondo la sua versione, due uomini in sella a uno scooter che hanno affiancato l’auto sulla quale viaggiava esplodendo tre colpi d’arma da fuoco dopo aver fallito il tentativo di impossessarsi dell’orologio. Informazioni dettagliate che hanno trovato riscontro effettivo perché nel luogo indicato i militari hanno trovato l’auto di Torino con tre fori nella fiancata. A terra sono stati trovati cinque bossoli. Tuttavia a non convincere i carabinieri della Compagnia Vomero è la versione fornita dal 34enne, cugino di Luigi Torino, a sua volta figlio di Salvatore Torino, alias ’o cassusaro (chi prepara o vende le gazzose), in passato legato al clan Lo Russo di Miano, area a nord di Napoli, prima di creare un proprio gruppo camorristico e dar vita alla faida contro il clan di Giuseppe Misso per la conquista del Rione Sanità nel 2006. Il figlio, Luigi Torino, venne ferito in un agguato di camorra lo scorso 14 giugno 2019 e, secondo le ultime informative delle forze dell’ordine, è attualmente vicino a uno dei due gruppi malavitosi in campo per raccogliere l’eredità del clan Lo Russo, segnato dall’avvio della collaborazione con la giustizia di quasi tutti i suoi elementi apicali. In questo scenario potrebbe rientrare il ferimento di Bernardo Torino. E’ questa la pista seguita dagli investigatori.

L’ultimo omicidio e l’arresto del ras Cifrone

L’ultimo omicidio di camorra nella zona è stato registrato lo scorso 30 settembre 2020. Vittima il 28enne Alessandro Riso, pregiudicato, ucciso a colpi d’arma da fuoco. Killer in azione poco dopo le 20 sempre in via Vittorio Veneto a Miano. Era ritenuto dagli investigatori vicino al gruppo Cifrone. Riso è stato raggiunto da un colpo d’arma da fuoco al torace in via Vittorio Veneto. Soccorso e trasportato all’ospedale Cardarelli da due persone, che si sono prontamente dileguate, il 28enne è deceduto poco dopo l’arrivo tra il dolore dei familiari giunti poco dopo al pronto soccorso.

Il 19 novembre 2020 i carabinieri hanno messo fine alla fuga, durata appena un mesei, di Gaetano Cifrone, 34 anni, ricercato per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli elemento apicale dell’omonimo clan operativo nell’area a nord di Napoli, in guerra con altre famiglie malavitose per accaparrarsi l’eredità dei Lo Russo, storica famiglia camorristica partenopea (conosciuta anche con il soprannome di ‘Capitoni‘), uscita di scena dopo l’inizio della collaborazione con la giustizia della maggior parte dei suoi vertici.

Cifrone, soprannominato ‘o biondo, è stato scovato dai carabinieri della Compagnia del Vomero in un appartamento di via Ripuaria a Varcaturo, frazione del comune napoletano di Giugliano. Era sfuggito lo scorso 20 ottobre a una vasta operazione dei Carabinieri che eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 23 persone, responsabili, a vario titolo, dei reati di “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, “estorsione”, “minaccia”, “detenzione e porto di armi e munizioni”, tutti reati aggravati dal fine di avvantaggiare il clan Cifrone.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.