A Napoli il coronavirus colpisce più violentemente le periferie. È quanto emerge da uno studio condotto dal Comune di Napoli in collaborazione con l’Università Luigi Vanvitelli. I contagi hanno fatto registrare una brusca impennata tra il 10 e il 20 ottobre. L’area a Nord della metropoli è considerata dal report “Area Calda” o “Rossa”. E quindi in particolare i quartieri di Scampia, Piscinola e Chiaiano. Massima allerta anche a Secondigliano, Miano e San Pietro a Patierno, classificati come “zone arancioni”.

Perché sono le periferie le più colpite? Le cause sono quelle segnalate in diverse occasioni dalle autorità: maggiore promiscuità familiare oltre che un incremento dei tamponi processati nelle ultime settimane. I positivi in città sono 6.202 secondo l’ultimo bollettino. Quello della Campania riportava 1.541 nuovi contagiati e 6 morti, registrati tra il 20 e il 21 ottobre. Da oggi nella Regione è in vigore il coprifuoco dalle 23:00 alle 5:00 del mattino. Entro le 23:30 tutti dovranno trovarsi nella propria abitazione. Due le zone rosse sul territorio campano: ad Arzano si è aggiunta oggi Avella, nell’avellinese.

Tornando al capoluogo: la situazione è preoccupante in quanto non ci sono cosiddette “zone verdi” o “fredde”, ovvero a basso tasso e incremento dei positivi, secondo quanto riporta lo studio. Migliora, tuttavia, la situazione in centro, nei quartieri di San Carlo all’Arena e Stella. Lieve salita della curva tra Pianura e Soccavo e nell’area orientale, quindi Ponticelli, San Giovanni a Teduccio e Barra. Queste sono definite “zone arancioni”. Incremento anche tra Vomero-Arenella e nell’area occidentale tra Fuorigrotta e Bagnoli.

Al 31 luglio i quartieri più colpiti erano San Carlo all’Arena, Vomero e Arenella. Tendenza cambiata ad agosto quando, secondo i dati dell’Asl Napoli 1, l’epidemia si spostò maggiormente ai quartieri di Chiaia e Posillipo, anche a causa dei numerosi rientri dalle vacanze.