Mike Pompeo getta benzina sul fuoco del caso Navalny, il dissidente russo ricoverato in Germania dopo aver sofferto un malore a bordo dell’aereo che lo stava trasportando dalla Siberia a Mosca lo scorso 20 agosto. Sul caso del 44enne avvocato oppositore di Vladimir Putin è stata fin da subito avanzata l’ipotesi da avvelenamento di Novichok, agente nervino letale sviluppato dall’Unione Sovietica.

Pompeo, segretario di Stato americano, non nuovo a dichiarazioni senza mezzi termini, alza la voce sul caso e accusa direttamente “alti funzionari russi” di aver dato l’ordine di avvelenare Navalny. “Penso che la gente in tutto il mondo veda questo tipo di azioni per quello che sono”, ha detto Pompeo in un’intervista di Ben Shapiro. “E quando si vede il tentativo di avvelenare un dissidente, e che vi siano probabilità concrete che (l’ordine) venga da alti funzionari russi, penso che non sia positivo per il popolo russo, penso che non sia un bene per la Russia”.

Si tratta dell’accusa più diretta indirizzata a Mosca dall’esplosione del caso. La Germania, dove Navalny è stato ricoverato all’ospedale La Charité di Berlino, aveva chiesto la settimana scorsa chiarimenti sulla vicenda al Cremlino dopo che i medici avevano riscontrato tracce dell’avvelenamento. Pompeo ha quindi assicurato l’impegno degli Stati Uniti nell’identificazione delle responsabilità e dei colpevoli con l’Unione Europea. “È qualcosa che dovremo vedere e valutare – ha affermato – possiamo assicurare che faremo il possibile per minimizzare i rischi sulla possibilità che cose simili possano ripetersi”.

Mosca intanto continua a respingere le accuse. Nessuna traccia, dicono dalla Russia, di veleno è stata rivelata nel corpo di Navalny. Il Cremlino agita lo spettro della disinformazione per imporre nuove sanzioni. Martedì i Paesi del G7 avevano sollecitato la Russia a portare “urgentemente” davanti alla giustizia gli autori dell’”avvelenamento accertato” di Alexei Navalny, denunciando come “inaccettabile” qualsiasi uso di armi chimiche.

Redazione