Salgono a dodici le vittime del Coronavirus, mentre i contagiati arrivano a 400. Risultano ricoverate 116 persone, altre 36 in terapia intensiva, 209 in isolamento domiciliare. Snoccioliamo il bilancio di questa guerra sanitaria davanti agli occhi di Beatrice Lorenzin. La parlamentare è giovane ma ne ha già viste tante. Lorenzin è stata tra i ministri della Salute più longevi, essendo rimasta in carica dal 28 aprile 2013 al 1º giugno 2018 prima nel Governo Letta e successivamente riconfermata sia nel Governo Renzi sia nel Governo Gentiloni. Ha passato indenne più di un virus, ma rimane contagiosa: la passione per la politica anima da vent’anni questa ragazza di Ostia, mezzosangue fiorentino e mezzo istriano, e le viene riconosciuta dai diversi compagni di viaggio. È per questo vissuto che può guardare al passato con qualche parametro di riferimento.

Correva l’anno 2015 quando l’ondata “No vax” investì in pieno l’opinione pubblica. Lo shitstorming su Burioni, contro i virologi, è stato travolgente. E ha impedito persino il diritto di replica. «Nell’anno clou dell’ondata No Vax, l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato un netto calo delle vaccinazioni su tutta la popolazione», riassume per Il Riformista l’ex ministro Lorenzin, che oggi siede sui banchi del Pd a Montecitorio. «L’esito fu drammatico. Ci furono in un solo anno 4650 vittime dell’influenza, perché i soggetti protetti dalla vaccinazione stagionale erano bruscamente calati. Normalmente gli anziani debilitati che purtroppo soccombono all’influenza, ogni anno, sono circa 1200-1400 nel nostro Paese. In quell’anno furono il quadruplo. Ma la cosa non destò affatto scompiglio, anzi. Non molti diedero peso a quei numeri, che invece a me colpirono e molto».

E adesso siamo alla psicosi. «L’altro giorno sono stata al supermercato di quartiere, in vista di una serata con amici a casa mia. Ho riempito il carrello con decine di bottiglie e di snack», ci racconta. «L’esito è stato paradossale: una persona mi ha visto e ha iniziato a telefonare agli amici, dicendo che l’ex ministro della Salute, evidentemente al corrente di qualche verità nascosta, stava facendo provviste per la quarantena a casa. Ed è scoppiata una psicosi di quartiere, con tanti vicini di casa che si sono precipitati nello stesso supermercato per riempirsi i carrelli». Sorride. «se avessero guardato bene nel mio, avrebbero visto che avevo soprattutto bottiglie di Coca Cola e di vino per gli invitati della sera». E rivolge un appello a «rimanere informati, adottare le corrette misure di cautela, ma non cedere al panico, che non aiuta mai».

Medesimo appello («Niente panico né psicosi», hanno rivolto ieri all’Italia l’Unione europea e l’Oms, nelle vesti della commissaria europea per la Salute Stella Kyriakides e del direttore dell’Oms Europa Hans Kluge, a Roma insieme alla direttrice dell’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) Andrea Ammon per fare il punto della situazione col ministro della Salute Roberto Speranza. «Nell’Unione europea siamo ancora in una fase di contenimento», ha spiegato Kyriakides, «vista la velocità con cui si evolve la situazione, bisogna essere pronti in tutta l’Unione ad affrontare questa situazione, anche perché abbiamo avuto un numero elevato di infezioni. E stiamo lavorando per un coordinamento».

Coordinamento invocato anche dal ministro Speranza che ha detto: «il virus non ha frontiere». Kluge dell’Oms ha fatto il punto su cure e vaccini: «Il tasso di mortalità al 2%, ma è sceso all’1% in Cina», ha detto, sottolineando che «anche una sola persona che muore è una persona di troppo». Kluge ha spiegato che «tutt’oggi non c’è cura efficace per questo virus, abbiamo solo trial clinici con farmaci antivirali», mentre «per sviluppare un vaccino ci vuole circa un anno e mezzo». Infine ha evidenziato l’importanza di quello che sta facendo l’Italia: «Non sappiamo tutto del virus, tutto quello che verrà fatto in Italia sarà molto importante per l’Oms e il resto del mondo per aggiornare le proprie politiche».