Alessia Pifferi, la donna accusata di aver abbandonato la figlia Diana, neonata di appena 18 mesi morta di stenti, in casa da sola per una settimana, ha scritto una lettera dal carcere. Lettera indirizzata alla trasmissione Quarto Grado su Rete 4. “Sento il bisogno di avere la necessità di avere persone vicino a me; anche se giudicano male. Per parlare di oggi e del papà di Diana devo dire che non mi sento di esprimere nulla perché sono fatti così delicati che potrei parlarne solo privatamente a lui. So solo che vorrei poter tornare indietro a quel giorno per non uscire e riavere la mia bambina”.

La donna è difesa dagli avvocati Luca D’Auria e Solange Marchignoli. La piccola, di soli 18 mesi, è rimasta chiusa in casa, nel bilocale di via Parea, zona Ponte Lambro a Milano, per sei giorni. E quando la madre è tornata l’ha ritrovata senza vita, nel lettino, non c’era già più nulla da fare. La donna era andata a Leffe, in provincia di Bergamo, per passare del tempo con il suo compagno. Né l’uomo che la madre ora vogliono più avere a che fare, parlare con la donna. Pifferi è in carcere, l’accusa è di omicidio volontario pluriaggravato.

“Ho vissuto a Milano fino al matrimonio fino a quasi 20 anni, poi sono andata in Sicilia a Palermo perché mi sono sposata. Poi sono tornata a Milano a casa mia”, ha scritto la donna ricostruendo la sua vita nella missiva. “Ho vissuto solo con il mio ex marito. Per il resto ero sempre in casa con i miei genitori o da sola”. Il matrimonio “in municipio a Palermo e in chiesa a Milano, a Ponte Lambro – ha continuato – è stato molto bello. In Sicilia indossavo l’abito da sposa prestato da mia sorella, invece quello di Milano l’ho comprato io risparmiando”.

Con l’ex marito avevano una famiglia “normale”, il figlio che avevano cercato non è mai arrivato. “Io non ho mai detto che mia figlia era un intralcio nella mia vita e vorrei proprio sapere chi lo ha detto e perché. Ho semplicemente detto che è molto più difficile fare la propria vita con un figlio piccolo, ancora di più essendo una ragazza madre”. La lettera è lunga tre pagine, fogli a quadretti, calligrafia in stampatello. La donna è detenuta a San Vittore a Milano.

Pifferi ha raccontato anche un sogno: “Mi hanno chiamata per il colloquio e ho trovato l’avvocato D’Auria (che è uno dei suoi legali) insieme a quello che credevo fosse il mio compagno attuale. Durante questo colloquio l’avvocato è rimasto fuori, mentre io non riuscivo neanche a parlare. Mi sono alzata e nel sogno non ho più immaginato niente”. Stando a quanto scritto dal quotidiano Il Giorno, dagli interrogatori sarebbe emerso che il padre della bambina sarebbe un piccolo imprenditore che vive in zona Ponte Lambro.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.