Sara Ben Salha, 20 anni, è ai domiciliari da mercoledì 3 agosto dopo essere stata arrestata insieme ad altri otto coetanei nell’ambito dell’indagine sul collettivo del trapper lecchese Simba La Rue, arrestato anche lui, soprattutto in merito alla violenta faida con la crew del padovano Touché, in cui Ben Salha ha avuto il ruolo di “esca”. La giovane, infatti, è stata arrestata per avere attirato con la scusa di un “appuntamento galante” Akrem Ben Haj Aouina, amico di Touché, poi accoltellato.

Una brutta vicenda di faide tra bande rivali in cui è finita anche la 20enne che ammette le sue colpe e chiede scusa: “Ho fatto da esca per quel ragazzo, lo ammetto, gli chiedo scusa nel modo più sincero. Non mi aspettavo che lo avrebbero accoltellato, pensavo che volessero soltanto spaventarlo. Mi sono lasciata trascinare, ammetto le mie colpe, se devo pagare con altro carcere lo accetterò”, ha detto in una lunga intervista a Repubblica.

Sara ha passato alcuni giorni a San Vittore dove ha incontrato Alessia Pifferi, la 36enne in carcere per aver lasciato la sua bambina di 18 mesi da sola per 6 giorni. La piccola è morta di stenti. La cella di Alessia era di fronte a quella di Sara che ha potuto parlarle a lungo in quelle ore di attesa in carcere. “Ognuna ha raccontato la sua storia all’altra – ha detto Sara nell’intervista a Repubblica – Lei si è aperta molto con me, non nega assolutamente le sue colpe, soffre molto. L’ho sentita piangere tutto il giorno, sdraiata in silenzio a guardare il soffitto. Non è un mostro ed è sola al mondo, la famiglia le ha voltato le spalle, il compagno è sparito, le altre detenute la odiano. Ho provato tanto dispiacere quando l’ho salutata, le ho assicurato che le avrei scritto e lo farò. Lei pagherà a vita il prezzo di ciò che ha fatto, quindi anche lei merita una spalla su cui piangere. Il carcere mi ha insegnato a non giudicare le persone solo con l’apparenza”.

La ragazza nella faida tra i giovani trapper avrebbe avuto il ruolo di “esca”, accettato per vendicare l’amico, membro del gruppo di Simba e anche lui arrestato, Fabio Carter Gapea, vittima di un agguato alla stazione di Padova lo scorso febbraio. “Quel giorno lui voleva solo parlare con i ragazzi di Touché ma è stato accerchiato e aggredito, ha rischiato di finire in carrozzina per via delle coltellate, lo ha salvato la giacca che indossava. Da lì è partito tutto. Io volevo molto bene a Gapea e ho deciso di fare questa vendetta insieme agli altri – spiega Ben Salha – Ma io l’avevo detto ai ragazzi la sera dell’agguato ad Akrem di non usare i coltelli, di non fargli del male, ci sono le intercettazioni che lo provano. Non mi hanno ascoltata. Ho le mie colpe, ovviamente potevo anche aspettarmelo che quello non era solo un modo per spaventarlo ma che avevano altre intenzioni, sono stata io una ingenua a fidarmi della loro parola”.

La ragazza ha parlato anche del gruppo di Simba e di Touché: “Sono tutti giovani che vogliono solo vivere la loro vita, qualcuno prova a farsi valere tramite le canzoni, ma nessuno di loro è un vero criminale – ha detto – Sia Simba che Touché sono entrati nei loro personaggi senza pensare alle conseguenze, prendendo spunto dai cantanti americani che certe cose le hanno fatte davvero. Ma se uno di questi ragazzi fosse morto durante la faida, ne avrebbero sofferto tutti”, conclude la 20enne, che già prova a guardare avanti. “Sono iscritta a giurisprudenza, vorrei diventare magistrato, il gip Guido Salvini durante l’interrogatorio mi ha detto di non darmi per vinta, che ci sono magistrati che hanno avuto un passato difficile. Non so quanto sarà possibile realizzare questo sogno, ma io ci proverò”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.