«Siamo sotto il fuoco incrociato di chi ci vuole morti», dice Giulio Centemero, il tesoriere della Lega che alla Camera dei Deputati siede in commissione Finanze. Chi starebbe provando a eliminare il partito di Salvini dalla scena politica non risiede nello stesso palazzo. «C’è una caccia alle streghe verso di noi, un intento persecutorio che non si limita alla magistratura ma riguarda un incrocio di poteri forti».

Chi vi vorrebbe morti?
Pensiamo a quel che ha detto Palamara nella famosa intercettazione, che rivela tanto: Salvini ha ragione ma dobbiamo dargli contro. In quel “dobbiamo” si tradisce il mandato, secondo noi ricevuto da più mandanti.

E il movente?
Stiamo crescendo molto. Abbiamo dimostrato di saper governare a livello comunale, regionale e nazionale. Siamo diventati l’unico forte progetto di rinnovamento profondo del sistema.

Veramente le ultime amministrative non sono andate benissimo, soprattutto al Sud.
La Lega è una pianta che al Nord è stata piantata tanti anni fa, ed è cresciuta. Ha messo radici, si è sviluppata. Al Sud è una piantina messa a dimora di recente. Il lavoro lì è agli inizi.

Anche i bossi sono piante ornamentali, da giardino.
Non mi tocchi negli affetti. Bossi è stato il grande ispiratore della mia vita. Ho iniziato a fare politica a 17 anni, colpito da lui e da Miglio. Ho studiato a fondo il federalismo e ho sempre creduto in una Lega federalista e liberale.

Oggi invece è nazionale e sovranista.
Siamo un partito vero, pluralista, partecipato. Siamo per l’Italia quello che è il Partito Repubblicano negli Stati Uniti. Da noi trova il conservatore di destra, il cattolico moderato, il laico libertario e tanti liberali veri, tra i quali il sottoscritto.

Giorgetti da che parte sta?
Giorgetti è un leghista doc, con tanta passione per la politica e una sana cultura di governo.

Con tanti distinguo e un richiamo: stop agli errori come l’astensione in Europa sulla Bielorussia.
E in quel caso ha pienamente ragione, ma credo sia stato un errore tecnico, una svista superficiale e non una posizione ragionata.

Se tornassimo indietro, quindi…
Non voteremmo più come abbiamo fatto. Abbiamo tenuto subito a ribadire la nostra posizione di netta distanza dal regime di Lukashenko e la nostra appartenenza, perfino scontata, alle democrazie liberali occidentali. Siamo all’opposto esatto di quella dittatura.

Lei ha studiato anche all’estero, in una università americana.
Laurea in economia alla Statale di Bergamo, poi revisore dei conti in Price Waterhouse Cooper, quindi ho lavorato per Ibm in Uk, master alla Boston University di Bruxelles, un Mpa in Bocconi.

Un Master in Public Administration, praticamente l’Ena italiano. Sarete pochissimi ad averlo, qui in Parlamento. Con questo curriculum, ha deciso di dedicarsi alla Lega?
Quella per la politica è una passione che mi ha sempre accompagnato. E quando ho conosciuto Salvini mi ha coinvolto del tutto, dandomi la possibilità di vivere da protagonista la stagione della moralizzazione.

Che era iniziata con Maroni, con le famose scope sul palco…
Io Maroni non l’ho mai conosciuto di persona. Seguivo la politica, sapevo chi fosse. Ma non avevo rapporti di alcun tipo. Salvini diventa segretario nel dicembre 2013, per un po’ prosegue la gestione Stefano Stefani, io divento tesoriere nel settembre 2014.

Che rapporto aveva con Belsito?
Non l’ho mai conosciuto di persona.

Ma era un suo predecessore.
Il mio predecessore è Stefani. Io e Belsito non ci siamo mai visti, io sono arrivato quando Matteo Salvini è diventato segretario e da lì in poi ha inizio la mia gestione. Di Belsito posso dire che idea mi sono fatto: uno che ha fatto politica arruffianandosi i leader, senza alcuno skill economico-finanziario. Fu un errore metterlo lì, anche se Bossi ha agito, ne sono certo, in buona fede.

Dei 49 milioni cosa può dirmi?
Intanto, che le tranches di finanziamento pubblico cui è riferita quell’inchiesta erano erogate sulla base del totale complessivo dei voti ricevuti, con un complesso meccanismo di saldi progressivi (stabilito, ovviamente, dalla legge). Quei fondi erano stati spesi tutti prima che arrivasse Salvini: i rendiconti fanno riferimento agli esercizi 2008, 2009, 2010. Soldi spesi per l’attività politica. Nello stesso periodo, per fare un esempio, il Pd ha speso molto di più.

Che però è un vostro grande accusatore.
Le posso confessare una cosa, off the records? Più di un deputato del Pd parlando tra noi mi ha detto “lo sappiamo che non sono spariti quei soldi, che sono stati spesi”. Un partito come il nostro, o come il Pd, costa 1 milione e mezzo al mese. Peccato che è diventato uno stigma. Appena parliamo di un argomento, sul territorio, alla Camera, sui social, ecco subito qualcuno che grida ai 49 milioni.

Possibile che una parte di quel denaro abbia alimentato la Bestia di Luca Morisi?
No, lo escludo anche per ragioni di calendario: Morisi seguiva la Lega con molta minore intensità, prima di Salvini. È dal 2014 in poi che si è strutturato, ha assunto persone e sviluppato la Bestia come è oggi. Gli anni di esercizio cui si fa riferimento non possono riguardare le sue attività.

Parliamo di una inchiesta che la riguarda, Più Voci.
Sono in corso le indagini, io mi sono messo a disposizione della Procura con un atteggiamento più che collaborativo. Viene contestato il finanziamento illecito ai partiti ma in realtà di quanto raccolto con il fundraising nulla è andato al partito o è stato destinato ad attività politica. Peraltro le erogazioni ai partiti godono di un vantaggio fiscale maggiore rispetto alle erogazioni a un’ associazione di quel tipo. Quindi davvero la cosa non avrebbe senso.

Lei è ancora presidente dell’associazione?
No, abbiamo sciolto Più Voci. Anche perché era nata da poco, i primi soci hanno visto l’inchiesta e si sono messi paura.

Più le persone si allontanano dalla Lega e più si rafforza Fdi. Siete vasi comunicanti.
Mi fa piacere pensare che stiamo crescendo entrambi, anche recuperando al voto tanti che non votavano più. Noi però veniamo da un’altra storia, e anche essere nati nella culla del ceto produttivo del Nord incide sull’essere liberali, cosa che dimostriamo nel lavoro parlamentare di tutti i giorni.

Eppure nel governo Conte I la Lega ha avallato lo statalismo duro e puro dei Cinque Stelle.
In politica, se non hai la maggioranza da solo, devi fare compromessi. Abbiamo dovuto accettare il reddito di cittadinanza.

In cambio di Quota 100. Altro provvedimento controverso.
Si può ritenere che sia stato un successo o un insuccesso. Continuo a pensare che andava fatto, è un tema di giustizia sociale: ai tempi del governo Monti troppe persone rimasero per strada, senza reddito né pensione. Ho visto i numeri, e so che è stata utilizzata da aziende che non cito, anche grandi, per favorire l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro.

Cosa teme del processo di Catania?
I veleni che sparge. Perché è un processo farsa, questo ce lo confermano tutti i penalisti che sentiamo. Basato su decisioni politiche prese da un ministro in accordo con il Governo. Ma tenere Salvini sul banco degli imputati serve al tentativo di decostruirne l’immagine pubblica. E questo in una democrazia liberale occidentale, visto che di questo abbiamo parlato prima, non può e non deve esistere.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.