La “caccia al tesoro” della Lega sta assumendo veste giornalistica più ancora che giudiziaria. Tanto da finire in una sorta di morbosità da buco della serratura in cui, per seguire il flusso dei soldi, si inciampa nelle minutaglie degli spiccioli. E anche nello sputtanamento delle persone per bene. Come nel caso del deputato della Lega Gianni Tonelli, entrato in Parlamento il 4 marzo del 2018 dopo aver lasciato in sospeso la propria carriera di agente di polizia e la carica da sindacalista come segretario generale del Sap. Il deputato Tonelli è la dimostrazione personificata del fatto che i “virtuosi” non sono quelli che dovevano aprire il Parlamento come una scatola di tonno ma poi hanno apprezzato più gli agi che il pesce sott’olio. Tonelli concorda con il partito che l’ha portato in Parlamento di trattenere per sé solo quella parte dell’indennità che corrisponde alla retribuzione precedente alla sua elezione.

Nobile gesto che viene ricambiato dal consueto circo mediatico, con il supporto degli occhiuti ispettori della Banca d’Italia e degli uomini della Guardia di finanza di Milano, con l’intrusione e il sospetto che infangano, prima ancora che un deputato reo solo di eccesso di virtuosismo, anche un appartenente alle forze dell’ordine, con tutto il suo orgoglio per la divisa indossata fino a poco tempo fa. Così, se versi 20.000 euro al tuo partito (equivalente a poco più dell’indennità mensile di deputato), la cifra è sospetta relativamente al tuo reddito del 2017, quando non era parlamentare. C’è da domandarsi se questi ispettori e indagatori siano in malafede o semplicemente cretini. Lasciamo perdere il nostro giudizio sui colleghi tagliagole, provvederà l’onorevole Tonelli a tutelarsi come ritiene.

Certo è che intorno alla vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi per le spese elettorali che la Lega avrebbe riscosso in modo illegittimo nel triennio 2010-2012 si sta creando una morbosità eccessiva, soprattutto da quando Matteo Salvini appare in difficoltà politica e alla vigilia di un processo, quello sulla vicenda della nave Gregoretti, dall’esito rischioso. Che lui non può sottovalutare, anche se all’apparenza fischietta con aria svagata. Negli ultimi mesi le indagini, da Genova a Milano a Roma, paiono aver avuto un’accelerazione che non può essere casuale. È vero che la sentenza della Cassazione del 2019 ha sancito che, per recuperare i 49 di milioni di euro del debito che la Lega ha con lo Stato (e in particolare con Camera e Senato) gli inquirenti delle varie procure potranno scandagliare conti correnti bancari, libretti e depositi, e che il denaro potrà essere sequestrato per equivalente “ovunque e presso chiunque custodito” . Tutto ciò è persino lapalissiano.

Ma è altrettanto vero che da qualche tempo si sta frugando nelle tasche di chiunque transiti dalle parti del Carroccio alla ricerca anche degli ultimi spiccioli. Si gira intorno alle stesse storie, ma la ciccia, il malloppo non c’è. Magari banalmente perché i soldi sono stati spesi nel corso degli anni, come dice Matteo Salvini. Oppure, come invece sostiene l’accusa, perché i finanziamenti alla Lega arrivano per via indiretta, sotto forma di contributi ad alcune piccole società messe in piedi da esponenti del partito a titolo individuale. Ma si tratta di iniziative in genere di candidati che non fanno niente di diverso dagli altri, cioè dai politici di tutti i partiti, con attività di tipo culturale o sociale, in appoggio alle proprie campagne elettorali e al proprio movimento. E comunque non si sta parlando di grosse cifre. Milioni non ce ne sono, per capirci. Ci si è messo d’impegno Riccardo Iacona con la sua Presa in diretta di due giorni fa.

Trasmissione d’inchiesta, che ha dato linfa a una serie di quotidiani che hanno avuto le anticipazioni. Il fatto più rilevante sembra essere sempre il capannone di Cormano, quello acquistato per quattrocentomila euro dai tre commercialisti che sono stati anche arrestati (con una strana sfasatura di due mesi tra la richiesta “urgente” del pm e la decisione del gip), e rivenduto per il doppio. Non a un privato cittadino, ma a una società legata alla Regione Lombardia, la Film Commission. Il sospetto è che sia stata fatta una sorta di partita di giro per prendere soldi dalla Regione e passarli al partito. Ma nel frattempo spunta anche una villa in Sardegna e una serie oggettiva di conflitti di interesse e rapporti non chiari tra i protagonisti che giustificano attenzione da parte della magistratura. Ma probabilmente se reati sono stati commessi, sono di altro tipo, non di finanziamento illecito alla Lega. Senza dimenticare mai il principio costituzionale per cui la responsabilità penale è personale.

Tutto il resto è veramente piccola cosa. Una è anche un po’ fastidiosa. Parliamo delle conseguenze del terremoto in Emilia del 2012. La Lega, passando attraverso la propria sede locale dell’Emilia-Romagna, effettua un bonifico di novecentomila euro per aiutare il paese di Bondeno, distrutto dal sisma. In particolare dispone che la cifra venga così suddivisa: ottocentomila per ricostruire la scuola antisismica di Scortichino (frazione di Bondeno), settantamila per l’acquisto di mezzi dei vigili del fuoco, centotrentamila alla protezione civile. Ora, ha senso che oggi si controllino quei conti perché si sospetta che qualche subappaltatore abbia fatto la cresta per dare una mancia a Salvini? Qui i casi sono due: o la scuola è stata ricostruita o siamo davanti alla truffa del secolo, un po’ come la vendita della fontana di Trevi o del Duomo di Milano.

Così come pare poco sensato andare a frugare nelle piccole cifre che qualche imprenditore ha elargito alla scuola politica di Armando Siri: diciottomila euro dalla multinazionale delle carni Cremonini e quindicimila dall’azienda di costruzioni Psc. Non erano contributi di privati per il funzionamento della scuola ma finanziamenti illeciti a un partito? Può anche darsi (ma sembra difficile), ma quante centinaia ce ne vorrebbero per arrivare a 49 milioni? E se ognuno di questi episodi vale un titolo di giornale, è perché c’è il sospetto di un reato o non invece per dare stilettate continue a Matteo Salvini alla vigilia del suo processo?