“Sono troppo felice, i giudici ci hanno ascoltati”, dice Emanuela Vitale, insegnante di Pianura, quartiere di Napoli, nell’annunciare la bella notizia ricevuta dalla Corte d’Appello a pochi giorni dal Natale. Entro l’11 gennaio avrebbero dovuto sgomberare la loro casa da cose e persone perché 27 anni fa fu costruita su un terreno con vincoli paesaggistici e sulla famiglia Vitale pendeva la decisione di abbattimento.

Qualche settimana fa Emanuela aveva raccontato al Riformista il suo dramma e lanciato un appello alla giudice che aveva disposto per lo sgombero. “Prima di procedere a questa azione triste per noi e per tutte le famiglie che sono nella mia stessa situazione, e ne siamo migliaia in tutta la Campania, – aveva detto – vorrei estendere l’invito a qualcuno della Procura a venire qui prima di quella data. Vorrei invitare la dottoressa Stefania Buda, in particolare, che ha preso in carico la questione e che per me è tra le più ragionevoli tra i procuratori sul tema. Voglio che veda con i propri occhi, non mediante le carte e i faldoni, la realtà dei fatti”.

Ora arriva una nuova disposizione dalla Corte d’Appello: “In accoglimento dell’istanza, sospende l’esecuzione dell’odine di sgombero coattivo emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli sino all’udienza del 25 gennaio 2022 in cui è fissata la trattazione del proposto incidente”. Dunque per il momento la casa dei Vitale non sarà abbattuta ma la decisione non è ancora definitiva. Resta un sospiro di sollievo per la famiglia, che ora potrà passare un Natale più sereno, e un barlume di speranza per la risoluzione di un dramma che affligge migliaia di famiglia in tutta la Campania.

A spiegare la decisione dei giudici è l’avvocato Bruno Molinaro che ha seguito la vicenda di casa Vitale. “La Corte di Appello ha adottato un provvedimento ineccepibile sotto il profilo processuale, avendo accertato che il contraddittorio non risultava correttamente integrato nei confronti di una delle parti – spiega al Riformista –  Nel sospendere l’esecuzione della demolizione già fissata per l’11 gennaio prossimo, la Corte ha, peraltro, sottolineato che la Difesa aveva proposto l’incidente di esecuzione nell’interesse di una giovane mamma, Martina Vitale, madre di una bambina di appena tre mesi, ‘invocando il principio di proporzionalità ai sensi dell’art. 8 della CEDU, volto a salvaguardare il diritto al rispetto della vita privata e familiare della persona e del suo domicilio, anche quando trattasi di abitazione abusivamente edificata'”.

“Del resto – continua l’avvocato –  la casa che la Procura Generale intende demolire è di antica fattura e costituisce l’unica abitazione della Vitale, la quale ha, pertanto, fondato motivo di rivendicare il proprio diritto alla inviolabilità del domicilio per sé e per il proprio nucleo familiare, e tanto soprattutto alla luce del fatto che l’ordinamento interno non assicura alcun preventivo esame giudiziale della complessiva proporzionalità della sanzione da applicare, oltremodo invasiva e perciò gravemente lesiva, tenuto conto, delle precarie condizioni economiche in cui versa la Vitale stessa, oltre che del suo cagionevole stato di salute”.

Emanuela già in passato aveva raccontato al Riformista della spada di Damocle che da anni pende sulla sua famiglia. La casa è stata costruita 27 anni fa, in contemporanea anche ad altre case che in quel periodo cominciavano a popolare il quartiere e in più occasioni sono arrivate le ruspe sotto casa che sono tornate indietro grazie a provvisorie sospensive. “Intanto sono state date legalmente licenze fognarie, per le utenze, da parte dei comuni che le concedevano – aveva raccontato Emanuela –  Mio padre ha anche pagato gli oneri, l’oblazione e anche il condono perché la richiesta ci è arrivata proprio dal Comune. Ha pagato 30mila euro però poi il condono non è stato rilasciato e i soldi non sono stati restituiti. Oltre a questo poi ci sono anni di spese legali. Poi 10 anni dopo ci arriva la richiesta di sgombero”.

Questa volta l’esecuzione dello sgombero è stato sospeso per la condizione della sorella di Emanuela che ha una bambina di appena tre mesi. “La condizione di vulnerabilità della parte privata è di certo alla base della valutazione di proporzionalità”, spiega l’avvocato che cita la norma: “Il provvedimento che ordina la eliminazione delle opere abusive, allorquando la destinazione delle stesse – come nella specie – abbia carattere abitativo-residenziale, entra inevitabilmente in collisione anche con il suddetto principio di proporzionalità, elaborato (anche con riferimento alle primarie necessità alloggiative vanificate dall’emanazione ed esecuzione dei provvedimenti demolitori) dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ed in forza del quale la sanzione in concreto irrogata al trasgressore deve essere proporzionata alla gravità della violazione commessa. Il tempo trascorso dalla realizzazione della costruzione abusiva all’ordine di demolizione (…) assume indubbia rilevanza per la valutazione della proporzionalità della sanzione demolitoria, ai sensi dell’art. 8 della CEDU (sentenza Ivanova del 21 aprile 2016)”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.