Nessuna revisione del processo per Alberto Stasi, condannato a 16 anni per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nella villetta di via Pascoli a Garlasco (Pavia) il 13 agosto 2007. Lo hanno deciso i giudici della Corte d’Appello di Brescia respingendo la richiesta avanzata dai legali di Stasi.

L’avvocato Laura Panciroli aveva annunciato nei mesi scorsi la presentazione di nuove prove, non considerate tali però dai giudici che hanno così bloccato ogni possibile svolta nel caso giudiziario lungamente al centro della cronaca.

Stasi è rinchiuso nel carcere di Bollate dal 12 dicembre 2015, dove si andò a costituire spontaneamente dopo che la Quinta Sezione della Corte di Cassazione lo aveva condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per l’omicidio volontario della sua fidanzata Chiara Poggi, con l’esclusione dell’aggravante della crudeltà e della premeditazione.

LA VICENDA – La trama del delitto di Garlasco ha inizio una calda mattina di agosto quando un operatore del 118 raccoglie questa richiesta di soccorso: “Credo che abbiano ucciso una persona, forse è viva”: è Alberto Stasi a parlare il 13 agosto 2007 con una freddezza che per gli inquirenti sarà indizio di colpevolezza. Quella persona era la sua giovane fidanzata Chiara Poggi, ritrovata poco dopo con il cranio sfondato da decine di martellate sulle scale interne della sua villetta di Garlasco. Quella vicenda entrò nelle case di tutti gli italiani, ci sconvolse e incuriosì tutti: chi poteva aver ucciso quella bella e studiosa ragazza tre le sicure mura di casa? L’uomo nero assunse solo dopo una settimana il volto di Alberto Stasi che fu iscritto nel registro degli indagati il 20 agosto.

Non poteva essere che lui, questa la tesi accusatoria. Chiara non avrebbe mai aperto in pigiama ad uno sconosciuto e non c’erano segni di effrazione in casa. Tuttavia l’arma del delitto non è mai stata trovata e riguardo la ragione che ha scatenato l’impeto omicida di Alberto Stasi, i supremi giudici scrissero che “non incide in alcun modo sul complessivo quadro indiziario a carico dello stesso, né appare necessario individuarla nel caso di un omicidio d’impeto”. Dopo quasi un decennio di processi – giudiziari e mediatici – la giustizia italiana mise un punto alla questione: Alberto Stasi ha ucciso Chiara Poggi. Ma prima del verdetto definitivo c’erano state due assoluzioni da parte del Gup di Vigevano prima e della Corte di Appello di Milano poi. Poi la prima sezione penale di Cassazione annullò la sentenza di assoluzione. Si ritornò in aula con il processo di appello bis durante il quale vennero disposte due perizie e l’acquisizione della bicicletta nera da donna di Stasi. Arrivò la prima condanna per Stasi, confermata in terzo grado.