Luca Palamara come Silvio Berlusconi, ma non per la candidatura al Quirinale. L’ex ‘zar delle nomine’, cacciato dalla magistratura dopo lo scandalo delle nomine pilotate, ha depositato tramite i propri legali un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, la Cedu, contro la sua rimozione dall’ordine giudiziario decisa dalla sezione disciplinare del Csm.

Nel ricorso, presentato a firma del professor Tedeschini, del professor Rampioni, dell’avvocato Buratti e dell’avvocato Palla, si lamenta in particolare “la violazione dell’articolo 6 della Cedu nella misura in cui non è stato garantito il diritto dell’odierno ricorrente ad un equo processo, in termini di terzietà ed imparzialità, attesa la mancata astensione e la non disposta ricusazione di Piercamillo Davigo, che ha ricoperto il ruolo di Giudice disciplinare pur avendo avuto conoscenza dei fatti oggetto di incolpazione al di fuori del procedimento disciplinare”.

Non solo. I legali dell’ex presidente dell’Anm denunciano anche come sia stato “impedito al dottor Palamara  il suo diritto di difesa negando l’ammissione di prove decisive per dimostrare la sua innocenza”. 

Palamara che annuncia dunque battaglia, che verrà ulteriormente resa nota in una conferenza stampa che l’ex pm di Roma terrà nei prossimi giorni, anche alla luce dell’annullamento del Consiglio di Stato della nomina del presidente aggiunto della Cassazione Margherita Cassano, che aveva presieduto il collegio delle sezioni unite che ha confermato la decisione di rimozione del Csm di Palamara.

Redazione