È caccia alla “talpa” che la scorsa settimana ha fatto sapere al Riformista che i probiviri dell’Anm hanno terminato l’attività istruttoria nei confronti di circa 70 toghe che chiedevano favori o incarichi a Luca Palamara. Per loro l’accusa è di aver violato gli “obblighi di correttezza” previsti dal codice deontologico. Scrive Repubblica che il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, sarebbe “sorpreso ed irato” per quanto accaduto. Ma anche dai componenti della giunta si sarebbero state “polemiche” e “rimostranze”. Il motivo? I verbali dei lavori dei probiviri sono coperti dal “massimo riserbo” e dunque “non divulgabili”.

Premesso che il Riformista non ha violato alcun segreto dal momento che l’Anm è un’associazione privata e i verbali delle sue riunioni non possono essere equiparati ad atti pubblici ma a quelli di un’assemblea condominiale, il lungo articolo di Repubblica a tutela del segreto togato offre lo spunto per alcune riflessioni. Come mai, ad esempio, l’Anm e il quotidiano di largo Fochetti non hanno mai preso posizione in questi anni sulla “vera” fuga di notizie che ha caratterizzato il Palamaragate? Per chi avesse perso qualche puntata di questa storia, è necessario tornare al 29 maggio del 2019. Quel giorno Repubblica, Corriere e Messaggero riportarono in prima la notizia dell’indagine della Procura di Perugia nei confronti dell’ex zar delle nomine. “Corruzione al Csm: il mercato delle toghe”, scriveva Repubblica; “Una inchiesta per corruzione agita la corsa per la Procura di Roma”, il Corriere; “L’accusa al pm Palamara complica i giochi per la Procura di Roma”, il Messaggero. Gli articoli erano tutti dettagliatissimi.

Il pezzo di Repubblica, in particolare, aveva anche le intercettazioni effettuate con il trojan inserito nel cellulare di Palamara, come i colloqui fra quest’ultimo e Cosimo Ferri, deputato allora del Pd ed esponente di spicco di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe, relativi alla nomina del successore di Giuseppe Pignatone. Pur essendo le indagini in corso i tre quotidiani iniziarono a pubblicare, per settimane, ampi stralci delle intercettazioni che riguardavano la sfera privata di Palamara e quella dei consiglieri del Csm che avevano partecipato al dopo cena all’hotel Champagne dove si era discusso della nomina del nuovo procuratore di Roma e che per questo motivo furono poi costretti alle dimissioni. Questa fuga di notizie in tempo reale ebbe l’effetto di azzerare la votazione a favore del pg di Firenze Marcello Viola in Commissione per gli incarichi direttivi del Csm del precedente 23 maggio e che doveva andare in Plenum in quei giorni.

È opportuno ricordare che al Csm, fino alla chiusura delle indagini di Perugia avvenuta il 20 aprile dell’anno successivo, vennero trasmessi pochissimi atti. Ciò non aveva impedito al Corriere e Repubblica di riportare dopo qualche giorno i passaggi salienti degli interrogatori di Palamara davanti ai pm di Perugia. Il 26 luglio 2019 il pm di Perugia Mario Formisano, titolare del fascicolo, a chi gli chiedeva spiegazioni su queste interminabili fughe di notizie, rispose che avevano “rovinato l’inchiesta”. Palamara, a novembre del 2020, presentò allora un esposto alla Procura di Firenze, competente per i reati commessi dai magistrati umbri, chiedendo di svolgere accertamenti su questa incredibile fuga di notizie durata mesi. Fra le richieste, il sequestro dei telefoni e l’acquisizione dei tabulati telefonici nei confronti dei “soggetti interessati” alla fuga di notizie: “giornalisti, operatori di polizia, ecc”.

La Procura di Firenze aveva deciso poco dopo di archiviare. Il gip Sara Farini, esattamente un anno fa, aveva respinto, come richiesto dalla Procura, le istanze di Palamara, evidenziando però che non risultano essere mai stati compiuti atti d’indagine per i soggetti “che possono essere venuti in contatto con le notizie segrete”. E quindi invitò la Procura a “circoscrivere” la platea di questi soggetti e ad effettuare gli “opportuni approfondimenti investigativi”. “Sussiste senza dubbio” il reato di rivelazione del segreto, gli autori sono stati dei “pubblici ufficiali” e la Procura deve compiere gli “opportuni approfondimenti investigativi” per individuare “i responsabili della indebita propalazione”, si poteva leggere nel provvedimento della gip. Da allora non si è più saputo nulla. Tutti salvi. Altro che fuga di notizie del Riformista…..