«Oggi come allora le condizioni delle carceri sono le stesse», commenta Clemente Mastella. Da ministro della Giustizia, nel 2006, prese una decisione coraggiosa quanto impopolare tra la politica più orientata al populismo giustizialista: decise un provvedimento di indulto. Quel provvedimento consentì di decongestionare le carceri, in nove mesi fece uscire di galera circa 26mila persone e portò il tasso di recidiva del 12%. Fu quella recidiva a dimostrare che l’indulto non era poi una misura così sballata come una certa parte politica sosteneva.

Oggi se ne riparla dopo i terribili fatti di Santa Maria Capua Vetere. Anche Mastella ammette di aver avuto difficoltà a guardare i video dei pestaggi in carcere agli atti dell’inchiesta e diffusi sui media. «Mi ha fatto inorridire – dice – onestamente non pensavo che potesse accadere una cosa del genere». «Da ex ministro – aggiunge – posso dire che il corpo della polizia penitenziaria non è così violento. Il sovraffollamento porta a un faticoso rapporto tra detenuti e personale carcerario, porta a un annichilimento della persona umana che là dentro si sente avvilita». «Questo però – continua Mastella – fa il pari con chi al di fuori del carcere ritiene che la rieducazione non sia un elemento importante e considera il carcere come il luogo di una prigionia eterna dove il recluso sconta la sua pena come un inferno in terra, il che va contro ogni logica cristiana e costituzionale». Un pensiero, questo, che c’è oggi e c’era anche quando Mastella propose l’indulto ottenendo una larga maggioranza e spaccando allora Italia dei Valori. «Fui costretto a lottare anche dopo, con la cosiddetta recidiva che in realtà era diminuita tantissimo dopo l’indulto», ricorda Mastella. La sua fu una lotta contro il pregiudizio di chi era convinto che un ex detenuto avrebbe continuato a reiterare il reato. «Invece ci fu un abbattimento notevole per quanto riguarda i reati».

Oggi che le carceri sono luoghi di diritti compressi e di gravi tensioni,  l’indulto e l’amnistia tornano a essere evocati come soluzioni possibili. «Diciamo la verità – afferma Mastella – non costruendo carceri nuove ed essendo appesantite quelle che esistono attualmente, assicuro che è disumano questo sovraffollamento». Ricorda il viaggio nei vari istituti di pena italiani fatto da ministro della Giustizia: «In agosto mi trovai a Milano, a San Vittore, penso che se fossi stato lì dentro avrei fatto la rivoluzione contro le autorità costituite per quello che vidi. Il caldo che c’era era insopportabile». Indulto sì, dunque, oggi come quindici anni fa. «È giusto che chi ha commesso un reato sconti la pena, ma con dignità. E l’unico modo per garantire la dignità delle persone private della libertà è aumentare gli spazi di vivibilità attraverso un provvedimento che possa essere l’indulto o l’amnistia», spiega Mastella che all’epoca lo decise anche sulla spinta dell’intervento di Papa Giovanni Paolo II. «Venne in Parlamento facendo un appello che fu emotivamente molto forte. Auspico che Papa Francesco si rechi in Parlamento e faccia lo stesso appello».

La giustizia in Italia è in crisi come il sistema carcere. «Il problema – conclude Mastella – è sotto la lente dell’Europa. La volontà di cambiare la giustizia deve arrivare in maniera forte e decisa, ma questa volontà non c’è. Tutti considerano il capitolo giustizia come una cosa che appartiene agli altri, fino a quando non ti tocca direttamente». L’auspicio, dunque, è che si verifichi un cambiamento culturale, uno scatto di volontà da parte della politica. Nel frattempo, nel presente, ancora sconvolgono le immagini dei pestaggi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. L’inchiesta prosegue e in questi giorni è al vaglio dei giudici del Tribunale del Riesame. Ieri è stata la volta di quattro indagati della polizia penitenziaria finiti in carcere per via delle accuse di pestaggi. C’è attesa per le decisioni dei giudici.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).