«I numeri e le condizioni di carceri come quelle di Poggioreale e di Secondigliano impongono alla politica di riflettere su indulto e amnistia»: Rita Bernardini rilancia da Napoli la sua crociata per un provvedimento di clemenza che svuoti i penitenziari e, soprattutto, li allinei al dettato della Costituzione italiana e delle norme sovranazionali.

Nel Maschio Angioino, sede della presentazione del report annuale stilato dal garante napoletano dei detenuti Pietro Ioia, la storica leader radicale e attuale presidente di Nessuno Tocchi Caino tocca un tasto già schiacciato per anni dal movimento politico di Marco Pannella: «Sul trattamento in carcere – osserva Bernardini – l’Italia è stata sanzionata dall’Europa per la violazione non solo dell’articolo 3 della Convenzione del 1950, che vieta la tortura e le pene consistenti in trattamenti inumani o degradanti, ma anche dell’articolo 6, relativo alla durata del processo che costituisce un’altra falla della giustizia nazionale».

Bernardini, dunque, punta il dito contro un sistema penale che spesso porta «all’entrata in prigione di persone molti anni dopo la commissione del reato, quando si erano rifatte una vita trovandosi un lavoro»: emblematica, in tal senso, è la storia di Giuseppe Marziale, il 47enne napoletano raggiunto a dicembre scorso da un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale partenopeo perché ritenuto responsabile di associazione di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti commessi tra settembre 1999 e luglio 2000. Messi insieme, i tempi biblici della giustizia italiana e le drammatiche condizioni in cui versano le carceri nazionali rendono la vita dietro le sbarre insostenibile e, soprattutto, criminogena. Ed è per questo che Bernardini lancia per l’ennesima volta un monito al Parlamento: «È il momento di ragionare su amnistia e indulto».

Di questa necessità la leader radicale ha recentemente discusso anche con la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, da sempre attenta a quanto avviene dietro le sbarre. Difficile, tuttavia, che una maggioranza così eterogenea come quella che sostiene il governo Draghi, nella quale forze storicamente garantiste sono costrette a convivere con partiti di chiara ispirazione giustizialista, riesca ad approvare leggi per le quali è necessaria un’ampia convergenza di parlamentari. La speranza è che i dati diffusi dal garante Ioia e l’appello lanciato da Bernardini sveglino almeno quella politica che finora ha colpevolmente cancellato il tema della detenzione dalla propria agenda.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.