Onorevole Anzaldi, in un’intervista a “La Stampa” l’ex campionessa mondiale Fiona May ha detto che nello sport, e in particolare nell’atletica, non c’è bisogno di Ius soli perché l’integrazione c’è già. Lei invece ha ricordato l’odissea burocratica subita dai ragazzi della Tam Tam Basket di Castel Volturno. Come stanno le cose?
“Il presidente del Coni Malagò ha voluto riaprire la discussione sui diritti di tutti gli atleti, ma siamo di fronte a quello che sembra un equivoco, sul quale è caduta anche Fiona May: il problema non sono gli atleti olimpici, i campioni, chi come ad esempio Daisy Osakue e Paola Egonu riesce ad arrivare ai massimi livelli e comunque ha dovuto attendere i 18 anni per avere la cittadinanza. Il problema sono tutti i bambini che frequentano le nostre scuole e hanno il diritto essere uguali. Parlare di Ius Soli dopo le vittorie olimpiche sa di opportunismo: vogliamo dare più diritti solo per avere atleti più forti nelle competizioni internazionali? Allora sarebbe ipocrisia. Il caso della Tam Tam Basket di Castel Volturno è paradigmatico: una bella iniziativa del coach Massimo Antonelli, nata per salvare dalla strada questi giovani figli di extracomunitari, rischiava di naufragare per l’ottusità della burocrazia proprio del mondo dello sport, a partire dalla totale assenza della Federbasket. La soluzione arrivò solo grazie ad una coraggiosa norma voluta dal Pd di Renzi e dal Governo Gentiloni, nel 2017. Ma poi il mondo dello sport cosa ha fatto?”.

Quindi lei ritiene che ci siano stati ritardi proprio dalle federazioni sportive?
“La norma Tam Tam ha permesso a 800mila ragazzi di fare sport, ma poi ci sono stati problemi ulteriori, per l’impossibilità dei minori figli di extracomunitari di gareggiare nelle competizioni nazionali. Per questo chiesi un intervento al Governo Conte, ma l’ex presidente del Consiglio non rispose mai e non fece nulla. Come nulla fecero Coni e federazione. Lo Ius sportivo c’è grazie ai governi di centrosinistra, ma non possiamo fermarci a questo, né possiamo rimanere solo nell’ottica di dare opportunità solo per avere sportivi più forti”.

Quale soluzione, allora, crede debba essere adottata?
“E’ evidente che non si possa più rimandare l’adozione dello Ius Culturae. Chi nasce in Italia e studia nelle nostre scuole, chi ogni giorno vive l’integrazione negli asili, nelle scuole elementari, nelle medie e nelle superiori, ha il pieno diritto di essere cittadino italiano da subito, senza attendere i 18 anni. Di certo il problema non è solo la burocrazia che poi rende difficile anche la cittadinanza dopo 18 anni e un giorno come ricorda Malagò. E’ un’ingiustizia che i compagni di classe dei nostri figli, con i quali giocano e studiano insieme, con i quali calcano i campi di calcetto o le palestre, debbano essere cittadini di serie B. Su questo mi auguro che il presidente Draghi assuma un’iniziativa coraggiosa, anche mettendo la fiducia se nella maggioranza c’è chi storce il naso. Gli italiani, su questo, sono molto più avanti di certi esponenti politici, anche chi ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio come il caso di Conte, visto che su questo il Movimento 5 stelle è rimasto in silenzio”.

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