È la quarta settimana che l’emergenza Coronavirus tiene chiusi in casa gli Italiani. A Napoli l’emergenza inizia a pesare, soprattutto su quanti non si possono permettere la quarantena, persone che hanno dovuto interrompere le proprie attività, a cui attualmente comincia a mancare anche il piatto a tavola. Così tutte le municipalità sono scese in campo per sopperire alle mancanze della popolazione, stimolando la partecipazione e la solidarietà di tutti.

SOLIDARIETA’ IN COMUNE – “Napoli non lascia nessuno indietro e soprattutto in modo concreto e con la sua creatività e le sue forti tradizioni sta vicino a chi ne ha più bisogno”, ha detto Alessandra Clemente, assessore al Patrimonio, ai Lavori Pubblici e ai Giovani. Così le singole municipalità si sono organizzate e hanno lanciato tante iniziative per la spesa solidale o meglio “sospesa”, come quel caffè che i napoletani sono abituati già a lasciare pagato nei bar per chi ne ha più bisogno. I presidenti delle Municipalità hanno costruito delle vere e proprie reti di comunità. Basta collegarsi al sito della Municipalità di appartenenza per trovare le attività di solidarietà messe in campo.

Si possono fare donazioni in denaro agli iban segnalati sulle pagine Facebook e sui siti delle Municipalità oppure fare una vera e propria spesa nei negozi che hanno aderito all’iniziativa: basta pagarla e lasciarla lì in negozio, dove apposite ceste accolgono la generosità dei cittadini. I negozianti si impegnano a devolvere parte della merce in beneficenza. Ogni giorno poi verrà raccolta la spesa e divisa per chi ne ha bisogno grazie a una fitta rete di volontari che la consegneranno a casa, per garantire l’anonimato della consegna e per rispettare le regole imposte dal Governo che impediscono di uscire di casa.

“La spesa viene distribuita attraverso una vera e propria anagrafe del bisogno del Comune di Napoli – ha spiegato l’Assessore – che in queste ore sta diventando drammaticamente più lunga, perché non soltanto ci sono le povertà storiche della nostra città ma anche le nuove, tante persone che prima avevano un reddito con cui andare avanti e adesso lo hanno perso. Sono diventate povere perché quell’attività è stata interrotta”.

“Oltre a ciò – continua l’assessore – Abbiamo portato in giunta un’iniziativa che istituisce il Fondo Comunale di Solidarietà per tutto il territorio cittadino. Il Comune ha già contribuito con una donazione di un milione di euro, a cui si aggiungono i fondi che il Governo ha stanziato per le città italiane, a Napoli oltre 7milioni di euro. E c’è anche un Iban a cui tutti possono continuare a donare”. L’Iban del conto dedicato del Fondo di Solidarietà del Comune Napoli è IT39H0306903496100000300114. Filiale di Napoli Toledo. Nella causale dei versamenti dovrà essere indicata la dicitura: “Emergenza covid-19 FONDO COMUNALE DI SOLIDARIETA’ – IL CUORE DI NAPOLI”

MUNICIPALITA’ 3 – La rete nelle municipalità è fittissima: ci sono le associazioni, fondazioni, commercianti, parrocchie e privati cittadini. Ognuno mette a disposizione quello che può. Come succede nella Municipalità 3: “Sono quasi un centinaio di commercianti, 150 volontari, 7 parrocchie che fungeranno da punti di distribuzione – ha raccontato Ivo Poggiani, presidente della Municipalità 3 – Un’azione corale di un centinaio di soggetti che prova in questo momento di grande difficoltà economica e alimentare a dare un sostegno. Prova a supplire quella che dovrebbe essere una competenza dello Stato. Mentre aspettiamo i fondi destinati, la solidarietà deve essere multilivello, dobbiamo tutti stringerci la mano in maniera virtuale”. Poggiani ha pensato anche a chi abita lontano dalla Municipalità ma ne ha a cuore la cura: “Sulle pagine Facebook della £ Municipalità c’è un IBAN per contribuire anche da lontano. Tutto il denaro raccolto servirà per comprare cibo per chi ne ha più bisogno”.

LEGALITA’ – “Con la Spesa Sospesa vogliamo anche affermare un principio di legalità – ha detto Francesco Chirico, Presidente Municipalità 2 – Quello che temo è che la camorra possa in questo momento di difficoltà imporre il proprio dominio sociale sulle fasce più disagiate portando pacchi a casa delle famiglie e poi tornerà a chiedere il conto”. L’obiettivo è dunque arrivare prima di loro e consegnare in maniera diretta e legale la spesa a chi ha davvero bisogno.