Abbiamo più che raddoppiato i posti in terapia intensiva e sub-intensiva”. Le parole pronunciate domenica sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella presentazione agli italiani delle nuove misure anti-Covid prevista dal Dpcm si scontrano drammaticamente con la realtà dei numeri.

Purtroppo per il premier, e per gli italiani, la verità è che il sistema paese è ben lontano da quanto affermato da Conte. Per spiegarlo bastano in realtà pochi numeri: al 31 dicembre 2019, prima quindi dello scoppiare della pandemia di Coronavirus, i posti letto in terapia intensiva erano 5.179.

Seguendo la logica del ragionamento di Conte, oggi ne dovremmo avere oltre 10mila, purtroppo non è così. Col decreto Rilancio il governo ha programmato la creazione di 3.553 nuovi posti di intensiva e 4.225 di sub-intensiva (di cui il 50 per cento convertibili in intensiva), molti dei quali sono però ancora in fase di completamento. Gli ultimi dati disponibili, che risalgono al 9 ottobre, evidenziano che i posti letto reali sono 6.458.

In effetti sommando i 3.553 nuovi posti di intensiva e 4.225 di sub-intensiva si arriva a circa 11mila posti letto, il doppio dei posti al 31 dicembre 2019. Un piano che, come evidente, ha subito notevoli ritardi e intoppi, ma che per il premier Conte è già andato in porto, tanto da annunciarlo nel corso della conferenza stampa sul nuovo Dpcm.

Pochi giorni fa, nel monitoraggio settimanale di Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità riferito al periodo 5-11 ottobre, si leggeva dell’allerta per la tenuta delle terapie intensive riguarda soprattutto 10 Regioni: Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta. In queste regioni c’è una probabilità da alta a massima di superare la soglia del 30% delle terapie intensive occupate da pazienti Covid nel prossimo mese.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia