Una conferenza stampa valida un paio d’ore, il tempo di ricevere critiche fortissime dai sindaci e fare marcia indietro. È stato un mezzo flop l’intervento domenica sera del presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul nuovo Dpcm, da una parte annunciato in pompa magna e poi smacchiettato dopo alcune ore in seguito alle proteste di Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci.

Conte aveva sottolineato nel corso del suo intervento che col nuovo Dpcm “i sindaci potranno disporre la chiusura al pubblico dopo le 21 di vie e piazze dove si creano assembramenti, consentendo l’accesso solo a chi deve raggiungere esercizi commerciali o abitazioni private”. Una misura che nel testo definitivo scompare in parte, con quel riferimento ai primi cittadini che nel Dpcm non c’è più: “Delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento -si legge nel testo approvato- può essere disposta la chiusura al pubblico, dopo le ore 21,00, fatta salva la possibilità di accesso, e deflusso, agli esercizi commerciali legittimamente aperti e alle abitazioni private”, si legge.

Una scelta dettata dalla rabbia dei primi cittadini, che già nella serata di domenica si erano espressi contro la scelta di Conte di scaricare le responsabilità sui Comuni. Durissimo, su Twitter, l’intervento del sindaco di Bergamo Giorgio Gori: “Nel testo definitivo è stato tolto il riferimento esplicito ai Sindaci che c’era nella bozza, citato da Conte in conferenza stampa. Ma non si dice a chi competerebbero quelle misure: se ai Sindaci, ai Prefetti, ai Presidenti di Regione. Né con quali mezzi si possano attuare”, scrive il primo cittadino di una delle città più colpite dalla pandemia.

Se da una parte quindi si ‘elimina’ il riferimento ai sindaci, dall’altra non si capisce quindi quale autorità debba prendere tale decisione. L’ipotesi più probabile è che la palla sia passata ai prefetti che presiedono i Comitati per l’ordine e la sicurezza, nei quali comunque ci sono anche i sindaci. A confermare l’indicazione è il sottosegretario all’Interno con delega agli Enti Locali, Achille Variati, che ha spiegato come “con i Prefetti e nei Comitati Provinciali che si potranno valutare casi particolarmente delicati in cui risultasse necessario, opportuno e possibile chiudere al pubblico strade o piazze”.