Politica
Per Giorgia Meloni il problema è la debolezza di FI e Lega. Quei rami secchi da tagliare
Giorgia Meloni può guardare i sondaggi di Fratelli d’Italia e sorridere. Ma farebbe bene a osservare soprattutto quelli dei suoi alleati. Perché il vero problema del centrodestra oggi non è la forza della premier: è la debolezza crescente di Forza Italia e Lega. O, più precisamente, l’esaurimento politico delle leadership di Antonio Tajani e Matteo Salvini.
Quello che da mesi accade dentro Forza Italia sta cominciando ad accadere nella Lega. Attilio Fontana e Massimiliano Romeo hanno rotto gli indugi, mentre intorno a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga cresce la richiesta di recuperare territori, identità e cultura di governo. Non è ancora necessariamente una successione organizzata, ma il messaggio politico è chiarissimo: così non basta più. È impressionante la somiglianza con Forza Italia. Paolo Zangrillo contesta metodo e comunicazione di Tajani sulla sburocratizzazione. Alessandro Cattaneo sostiene Stefania Craxi sul fine vita e rivendica un centrodestra liberale. Roberto Occhiuto, Deborah Bergamini e Giorgio Mulè rappresentano, con sensibilità differenti, altre anime di un partito che sembra possedere molte più energie di quante riesca oggi a esprimerne. Bergamini, Occhiuto, Zangrillo, Casellati, Cattaneo, Mulè, Craxi da una parte. Fontana, Romeo, Zaia, Fedriga dall’altra. Due partiti diversi, stesso problema: classi dirigenti che cominciano a chiedersi se per tornare a vincere non sia arrivato il momento di cambiare guida. E Meloni dovrebbe essere la prima a preoccuparsene.
Perché alle prossime politiche non basterà che Fratelli d’Italia sia il primo partito. Serve una coalizione competitiva. A destra c’è Roberto Vannacci, pronto a raccogliere protesta e radicalizzazione. Ma al centro esiste un fenomeno altrettanto interessante che il centrodestra farebbe malissimo a sottovalutare: Carlo Calenda e Luigi Marattin sono ogni giorno più sul pezzo. Ed è questo il vero campanello d’allarme per Forza Italia: se non occupi il tuo spazio politico, prima o poi lo occuperà qualcun altro. E invece Tajani continua a celebrare congressi territoriali mentre si avvicina la vera partita: quella delle prossime candidature. Con un particolare tutt’altro che secondario: Fabio Roscioli, tesoriere di Forza Italia e depositario del simbolo, è un avvocato storicamente vicino alla famiglia Berlusconi. Un elemento che ricorda quanto il destino del partito resti inevitabilmente intrecciato alla sua storia e al mondo del fondatore. Ed è proprio alla famiglia Berlusconi che prima o poi andrà posta una domanda: Forza Italia deve amministrare la sopravvivenza o vuole tornare a conquistare milioni di elettori?
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