Politica
Il vero problema della destra, viene da destra
Le democrazie che hanno paura sono destinate alla decadenza e, peggio ancora, ad erodersi attorcigliandosi su sé stesse. Cercare, come spesso avviene, di viziare il sistema per frenare il vento del momento è la mossa peggiore e anche la più azzardata, in quanto il rischio è quello di azionare processi i cui esiti sono imprevedibili. L’Italia vive da quattro anni una stabilità politica garantita da una coalizione di governo che non è il frutto di alchimie elettorali o di accozzaglie costruite per vincere, ma la realizzazione politica di un’alleanza trentennale che, dai piccoli comuni fino al governo della nazione, rappresenta una certezza. Certo, ci sono posizioni divergenti su alcuni punti, posizioni più o meno marcate su alcune battaglie politiche e identitarie, ma nulla che possa minare la coalizione o il presente e il futuro dell’alleanza.
Un’alleanza che ha persino superato gli anni della leadership fondativa di Silvio Berlusconi, per poi passare brevemente sotto l’egida di Salvini e approdare infine, definitivamente, sotto la guida di Giorgia Meloni — dimostrando così che il centrodestra sa autorigenerarsi e prendere la forma che in quel momento più rispecchia l’elettorato. A sinistra, negli anni, i più avventati hanno spesso vaticinato spaccature insanabili che non si sono mai verificate; al centro, i vari inquilini del momento di questa indefinita e indefinibile astrazione della politica italiana hanno sperato (e sperano) di poter beneficiare di una frattura che possa portare Forza Italia fuori da quella coalizione che ha fondato e che rappresenta l’eredità politica più importante di Silvio Berlusconi. Il centrodestra non è una scommessa ma una certezza, ed è questo l’elemento determinante nelle preferenze degli elettori. La sinistra, nella sua travagliata storia, ha in sé il germe della scissione e del dogma ideologico che impedisce la costruzione di un progetto politico duraturo e di ampia garanzia; in tempi come questi, in cui gli elettori chiedono certezze, questa natura instabile rappresenta una pregiudiziale di non poco conto. Lo dimostrano non solo la difficoltà a trovare una sintesi politica o un leader, ma persino quella di definire un programma unitario.
Le differenze
Le scene tragicomiche di Napoli ne sono state la dimostrazione e hanno persino finito per traumatizzare Elly Schlein, che da quel giorno latita. Anche in quella circostanza, con una contestazione da sinistra, si è vista la differenza tra Schlein e Conte: lei pietrificata, lui accanito nel contestare i contestatori per dimostrare di essere l’unico leader. Per non parlare delle differenze antitetiche in politica estera all’interno dello stesso Partito Democratico, o tra il mondo riformista, la sinistra di Fratoianni e Bonelli e i pentastellati di Conte. La polemica sul nucleare e sui fondi per la difesa ne è l’esempio più evidente. Il centrodestra non ha questi problemi, nonostante si faccia di tutto per evidenziare le divergenze sul piano internazionale tra l’atlantismo di Fratelli d’Italia e Forza Italia e lo scetticismo della Lega — scetticismo che, tuttavia, non ha mai fatto venir meno l’appoggio del Carroccio in Parlamento sulla politica estera. La sinistra, dal canto suo, non è mai riuscita a presentare una linea comune neppure dall’opposizione.
Andare al voto subito
Qualcuno direbbe che oggi il vero problema della destra viene da destra e che la cosa migliore sia andare al voto subito, rapidamente, senza dare il tempo a Vannacci di diventare più competitivo e rilevante nel futuro Parlamento. Una scelta tattica, ma poco strategica e incomprensibile per un elettorato come quello del centrodestra, avulso al politichese e alle sue logiche; una mossa che avvantaggerebbe solo Futuro Nazionale. Chi spera nel caos — e dunque nell’ennesimo governo calato dall’alto, ispirato a logiche europeiste che poco hanno a che fare con i problemi concreti degli italiani — dimostra una distanza abissale dalla realtà. Per questo, evocare una minaccia alla democrazia come pretesto per accelerare la fine naturale della legislatura significa commettere il peggiore degli errori: quello di pensare che la democrazia debba temere quelle stesse libertà che garantisce. Una democrazia muore quando perde il senno e tradisce il proprio spirito e i propri principi. Altrimenti, come nel Faust di Goethe, dovremmo dire: «L’aria è ora così piena di fantasmi, che nessuno sa come fare a evitarli».
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