Il primo a lanciare il sasso nello stagno è stato Pasquale Belfiore, architetto di fama internazionale e in passato assessore comunale all’Edilizia: «Serve una mappa delle emergenze architettoniche a Napoli e nel resto della regione, altrimenti decine di gioielli del nostro patrimonio sono destinate a deperire», Possibile? Possibile che in un contesto straordinariamente ricco di arte e di storia come quello campano manchi un censimento degli edifici di pregio? Sembra strano, ma è proprio così. E a sottolineare l’esigenza di una banca dati sono quelli che quotidianamente combattono perché la bellezza di Napoli non cada in rovina. A cominciare da Giovanni Laino, professore di Tecnica e Pianificazione urbanistica dell’università Federico II e vicepresidente della onlus Quartieri Spagnoli che da anni si batte per la riqualificazione di quella zona di Napoli. È dal 2000 che Laino si occupa della mappatura di quelli che definisce “ex qualcosa”, cioè degli edifici che in passato hanno assolto a una precisa funzione salvo poi essere dismessi e devastati dall’incuria e dal degrado.

Qualche esempio? Caserme, conventi, chiese, ma anche cittadelle sanitarie e residenze nobiliari. In tutto, secondo l’urbanista, sarebbero almeno 120 le emergenze architettoniche sul territorio napoletano, concentrate soprattutto nella zona dei quartieri centrali come Mercato, Pendino, San Lorenzo e Montecalvario, già sede di numerose strutture religiose; non mancano preziose testimonianze del passato a Scampia e a Secondigliano, quartieri in passato presidiati da caserme oggi in disuso. Nella maggior parte dei casi si tratta di beni dello Stato, ma numerosi sono anche i gioielli appartenenti alla Chiesa e alle confraternite locali.

Il valore complessivo? Non può essere quantificato, visto che le attuali condizioni di degrado non incentiverebbero nessuno a investire in quelle strutture. «È un problema serio e, nello stesso tempo, un tema strategico per il futuro di Napoli e della Campania – osserva Laino – La mappatura è indispensabile per individuare gli “ex qualcosa” da recuperare e valorizzare. Soprattutto, però, serve un piano trentennale che determini una strategia di risanamento per tutte le emergenze architettoniche, definendone anche una destinazione e una gestione economicamente sostenibile». Opinione condivisa da Renato Capozzi, docente di Composizione architettonica e urbana dell’università Federico II che ha svolto un ruolo da protagonista nel recupero di un’altra struttura di pregio a lungo dimenticata come il mercatino di Bisogni.

«Se non sappiamo dove si trovano e a chi appartengono, come possiamo salvare i gioielli del nostro patrimonio? – chiede Capozzi – Serve un censimento che, per ciascun edificio di pregio, indichi proprietà, eventuali vincoli di tutela e modalità di utilizzo». In effetti, qualcuno si è già lanciato in questa non facile opera di mappatura. Si tratta della scuola di specializzazione in beni culturali della Federico II, diretta da Renata Picone, e della Procura della Repubblica di Napoli. Impegnati nella stessa missione sono anche Giovanni Laino e altre forze della Federico II che, attraverso un sistema informativo georeferenziato, stanno raccogliendo informazioni su tutte le meraviglie di Napoli, incluse quelle apparentemente minori. «Stiamo inserendo i dati raccolti in una banca dati informatizzata in base a diversi criteri – spiega Laino – È un lavoro organico che l’università ha il dovere di fare, ma ciò non toglie che a occuparsene dovrebbero essere Comune, Città metropolitana e Regione in collaborazione con gli atenei». A condividere quest’ultima tesi sono anche Belfiore, secondo il quale il compito di procedere alla mappatura delle emergenze architettonica spetta al Comune che meglio dovrebbe conoscere il proprio territorio, e Capozzi, secondo il quale sarebbe indispensabile una sinergia con le varie Soprintendenze. Insomma, ancora una volta l’università sopperisce al flop di altre istituzioni: Comune e Regione vogliono darsi una mossa?

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.