Lisa Montgomery è stata giustiziata tramite iniezione letale nel carcere federale di Terre Haute, nell’Indiana. Dopo un rinvio deciso da un giudice federale che aveva disposto una perizia sulla sua condizione mentale, il via libera all’esecuzione è arrivato in fretta e furia dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, dove i giudici conservatori sono attualmente in forte maggioranza.
Lisa doveva essere uccisa martedì 12 gennaio. Invece risulta morta mercoledì 13 gennaio all’1.31 del mattino ora locale, un paio d’ore dopo la decisione della Corte Suprema. L’orario in cui è stato certificato il decesso lascia capire che è successo qualcosa di strano. I mandati di esecuzione scadono alla mezzanotte del giorno previsto e, secondo un giudice federale, scaduto un mandato, quello nuovo non può essere emesso prima di venti giorni. Nel caso di Lisa forse lo hanno emesso in venti minuti. Se avessero rispettato la regola dei venti giorni, Lisa avrebbe guadagnato tempo, un tempo utile al nuovo Presidente per porre fine – come promesso – alla pratica arcaica della pena capitale federale.
Gli esecutori materiali dell’iniezione letale sono coperti da un velo di segretezza. È noto che, dopo il contagio che ha colpito almeno 8 membri dello staff che avevano partecipato alle esecuzioni di Orlando Hall il 19 novembre scorso, il Governo ha assunto alcuni appaltatori privati per portare a termine il piano di esecuzioni programmate. Il Governo non ha rivelato chi sono gli appaltatori o perché li ha assunti. Ma dai documenti del tribunale si è appreso che «alcuni membri dello staff di esecuzione provenivano da altre strutture federali». La frase è ambigua e sembra voler dire che, su base volontaria o dietro il semplice pagamento di una diaria e di alcune ore di straordinario, erano stati convocati per le varie esecuzioni agenti provenienti da altre carceri federali. ProPublica, che si autodefinisce “testata giornalistica non-profit che investiga gli abusi del potere”, ha usato invece per questo personale il termine più suggestivo di “contractors”. Uno degli scandali dell’amministrazione Trump, ad esempio, è che il Presidente abbia rinnovato tutti i contratti in scadenza delle carceri federali per altri 10 anni, legando così le mani a Biden che diceva di volerli dismettere. I “contractors” quindi potrebbero anche essere agenti provenienti dalle carceri private. Ma “contractors” potrebbe avere un significato ancora più preoccupante. Trump ha nel suo Governo una donna, Betsy DeVos, Segretario di Stato all’Educazione, il cui fratello è il fondatore di Blackwater, e i “contractors” di Blackwater sono veri e propri “mercenari” che operano nei principali teatri di guerra in cui sono impegnati gli Stati Uniti.
È indicativo del suo modo d’essere che l’unico momento di pietà che il Presidente dell’occhio per occhio l’abbia manifestato nei confronti proprio di quattro contractors di Blackwater condannati per aver massacrato 14 civili in Iraq e graziati a dicembre, a un mese dalla fine del suo mandato.
Anche se non si riesce a determinare con chiarezza chi siano questi “appaltatori esterni” e quale tipo di contratto “a progetto” li leghi all’Amministrazione Trump, resta il fatto che il piano di esecuzioni a Terre Haute è andato avanti grazie alla disponibilità di “boia” privati che il governo ha assunto allo scopo e che hanno presumibilmente dovuto rivedere l’agenda dei loro fitti impegni familiari e di lavoro ordinario per far fronte allo straordinario di mandare i condannati all’altro mondo. Gli stessi avvocati del Dipartimento di Giustizia hanno incredibilmente sostenuto in tribunale che l’inconveniente di riprogrammare questi appaltatori privati avrebbe “danneggiato irreparabilmente” il Governo. Evidentemente, più di quanto i prigionieri sarebbero stati irreparabilmente danneggiati dalla morte di Stato tramite iniezione letale.
Quando la procedura di esecuzione è iniziata, una donna dello staff si è sporta su Lisa Montgomery, ha rimosso delicatamente la mascherina anticovid dal volto della donna e le ha chiesto se voleva fare un’ultima dichiarazione. “No,” ha risposto Lisa con voce calma e soffocata. Non ha detto altro. Il suo difensore, Kelley Henry, ha espresso la sua delusione per gli eventi della giornata e nei confronti di un Governo che ha violato la Costituzione, la legge federale e il proprio regolamento pur di raggiungere il suo scopo mortale. «La vile sete di sangue di un’amministrazione fallita stasera era in piena mostra. Tutti coloro che hanno partecipato all’esecuzione di Lisa Montgomery dovrebbero provare vergogna», ha detto in una dichiarazione resa dopo la mezzanotte.
È il modo triste e crudele con il quale Trump ha deciso di uscire di scena. Speriamo che questo tramonto segni la fine di un modo di pensare, di sentire e di fare la giustizia, il superamento della logica rettiliana, reazionaria, primordiale del delitto e del castigo, della violenza da contrastare con violenza, del male da riparare con un male di ugual misura.

Sergio D'Elia e Valerio Fioravanti