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Perché Pep Guardiola dovrebbe venire ad allenare l’Italia
È la settimana dell’affondo decisivo, quella in cui Malagò sceglierà come presentarsi da nuovo Presidente federale. Il programma elettorale, le idee di pianificazione verranno dopo. Il suo bigliettino da visita sarà unicamente il nome del prossimo ct. “Una scelta condivisa con Maldini”, da sabato sera ufficialmente Presidente del Club Italia su cui sono in corso riflessioni senza pausa. È l’urgenza che il calcio azzurro reclama e che l’ex numero uno del Coni non può sbagliare. Un compito gravoso – e ne seguiranno altri, come quello della nomina degli allenatori dall’Under 21 in giù – che Maldini non era sicuro di volersi addossare, e che ora lo vedrà impegnato ad alzare il telefono per provare a percorrere quella pista “impossibile” che da mesi frulla nelle idee del successore di Gravina. Pep Guardiola.
Perché Pep Guardiola dovrebbe venire ad allenare l’Italia
Semplicemente si pensa a prendere il meglio che c’è su piazza al momento, e se con un pizzico di ingenuità alle parole di Malagò ci abbiamo creduto: “Non ho contattato alcun allenatore”, con altrettanto ottimismo potremmo pensare che la prima chiamata a Guardiola la possa fare proprio un campione come Maldini. Senza paura, quasi con spavalderia. Ma ce lo vedete Guardiola ad allenare l’Italia? A interrompere le sue vacanze “appena iniziate” dopo dieci anni di lavoro al Manchester City per avere in mente di farne almeno altri quattro da CT, e non della sua “Spagna” – che prima o poi gli toccherà -, e venire a darci una mano. A noi, che non sappiamo nemmeno da dove cominciare. Che fino ad oggi ai livelli più alti abbiamo seguito le intuizioni di prendere Gattuso perché Spalletti non andava più bene, – creava problemi col gruppo -, che facciamo fatica ad allontanare le teste calde dalla nazionale, che abbiamo iniziato a convocare a sfregio anche chi non aveva mai messo piede in un campo di Serie A, che ogni volta vediamo giocatori fregarsene delle regole interne comportamentali, di quelle etiche, di quelle dei regolamenti sportivi, ma che non siamo in grado di allontanarli, o non possiamo. E allora Guardiola dovrebbe prendere a cuore questa situazione, che ha destato qualche perplessità anche a Paolo Maldini, per iniziare a cambiare un sistema di cui fino ad oggi nemmeno è stato parte. Di soldi, ovviamente, non se ne parlerebbe nemmeno. Eppure Pep andrebbe disturbato dalle vacanze. Perché l’occasione non ricapiterà. Ma guai a chiedergli “Vuoi venire?”. La prima domanda da fargli – o forse già gli è stata fatta – dovrebbe essere: “E ora che Manchester City hai vinto 6 Premier, 3 FA Cup, 5 Coppe di Lega, 3 Community Shield, una Champions, una Supercoppa UEFA, un Mondiale per Club, cosa ti metti a fare?”. Giusto per mettergli pressione, per stimolargli la coscienza e poi magari capire se può piacergli davvero lavorare tanti giorni a Coverciano. La risposta, per ovvi motivi, sarebbe “no”. Ma che Maldini se lo faccia dire per bene, per non avere rimpianti.
Gli altri due, sospesi
Sospesi lì da mesi ci sono poi gli altri nomi, in lista da fine marzo: quelli di Antonio Conte, fresco divorziato con il Napoli e rimasto senza una panchina di club in attesa continua di una valida opportunità e Roberto Mancini che con Malagò in queste settimane si è anche incontrato nella “fossa”, campo di calcio a 5 che ospita ogni anno la Coppa Canottieri ma senza mai – stando alle parole del Presidente FIGC – parlare di un posto in panchina. Sullo stipendio dei due si è romanzato fin troppo. Il primo, dopo aver guidato l’Italia in un appassionante Europeo nel 2016, chiederebbe qualcosa in più dei 2 milioni messi a disposizione dalla Federazione. Il secondo – che economicamente si è già rinforzato in Arabia – si accontenterebbe di quello che c’è per riscattarsi da una mancata qualificazione ai Mondiali che brucia più dell’ultima. Oggi è ancora il giorno delle chiamate, ma per Conte e Mancini non servirà strategia.
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