Cresce il numero di detenuti che si sono fatti avanti, chiedendo di poter essere ammessi come parte civile nel processo agli agenti che il 6 aprile 2020 attuarono la mattanza nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Si tratta di detenuti che un anno e mezzo fa erano nel reparto Nilo e furono tra coloro i quali vennero costretti a uscire dalle celle con le mani dietro la nuca, subendo violenze di ogni tipo: calci, pugni, manganellate, umiliazioni.

Ieri mattina l’aula bunker del carcere sammaritano era di nuovo gremita per il prosieguo dell’udienza preliminare sui tragici fatti di quel 6 aprile. Anche l’appuntamento di ieri è stato dedicato ai passaggi preliminari che riguardano la costituzione delle parti civili. Accanto alle richieste del garante nazionale delle persone private della libertà personale, Mauro Palma, e del garante regionale Samuele Ciambriello (rappresentato dall’avvocato Franco Piccirillo), ieri si sono aggiunte quelle di altri ventiquattro detenuti, i quali si sommano agli oltre cinquanta che avevano già fatto analoga richiesta – essere ammessi come parte civile – nella precedente udienza.

Una richiesta contro la quale si sono detti contrari gli avvocati della difesa, quindi i difensori dei 108 imputati, fra agenti e funzionari sotto processo, a vario titolo, per i reati di abuso di autorità, tortura, lesioni e falso in atto pubblico. Anche il procuratore Alessandro Milita ha invocato l’ammissione di tutte le parti che lo hanno richiesto, per un totale di ottanta oltre al ministero della Giustizia e le associazioni Antigone e Carcere possibile. Si torna in aula tra due settimane.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).