«Trovo assolutamente offensivo fare parallelismi a dir poco arditi tra una vicenda che non è stata ancora definita e una per la quale sono stati impiegati anni e processi», risponde il capo della Polizia, Franco Gabrielli, dopo la conferenza stampa del deputato di + Europa, Riccardo Magi che ha riferito le testimonianze raccolte nel Cpr di Gradisca in seguito alla morte del 38enne georgiano Vakhtang Enukidze. «In queste ore – ha aggiunto Gabrielli – ci sono state affermazioni gravissime: dire che questa persona è morta per le percosse subite quando c’è un’indagine in corso e dev’essere ancora effettuata l’autopsia è a dir poco ardito».

Gabrielli osserva che «i Cpr siano uno strumento ineliminabile perché rispondono all’esigenza di ospitare persone che non hanno diritto a stare sul nostro territorio e che debbono essere riconosciute dalle autorità consolari». «Ritengo che oggi siano troppo pochi perché costringono gli operatori a fare delle transumanze da una parte all’altra dell’Italia. Altra cosa è la condizione nella quale queste persone sono chiamate a vivere, che deve essere una condizione civile e di rispetto».