Doveva vendicare un violento pestaggio subito nei giorni scorsi e si è fatto recapitare una pistola direttamente in cella, attraverso un drone che è arrivato come un uccellino sulla finestra esterna. Il tutto immortalato dalle telecamere presenti nel carcere di Frosinone senza però che gli agenti della polizia penitenziaria, che da tempo lamentano carenza di personale, intervenissero in tempo.

Poi ha chiamato la guardia penitenziaria chiedendo di andare a fare la doccia. Una volta nel corridoio, ha puntato l’arma contro l’agente, sfilandogli le chiavi delle celle confinanti con la sua e, pur senza utilizzarle, si è avvicinato ad alcune stanze sparando da una calibro 765 con matricola abrasa diversi colpi d’arma da fuoco, in totale cinque, contro i detenuti presenti all’interno.

Poteva essere una strage ma, per fortuna, il bilancio è di un ferito di striscio alla coscia secondo quanto riporta l’agenzia Agi (zero secondo il Dap). Protagonista un detenuto napoletano di 28 anni, Alessio Peluso, ritenuto dagli investigatori affiliato a uno dei clan di Miano, periferia nord di Napoli, che da anni si contendo l’eredità lasciata dalla storia organizzazione malavitosa dei ‘Capitoni’, i Lo Russo.

Peluso, recluso in regime di isolamento nel reparto di alta sicurezza (quello riservato agli affiliati alle organizzazioni criminali)  voleva vendicare il pestaggio subito nei giorni precedenti da due detenuti campani e da un altro di nazionalità albanese. Così ha chiesto e ottenuto l’arma, entrata indisturbata nel penitenziario laziale nonostante la presenza delle telecamere. Dopo gli spari, ha chiamato il suo avvocato che lo ha convinto ha consegnare la pistola al personale di Polizia Penitenziaria.

L’episodio è avvenuto nel pomeriggio di domenica 19 settembre. Stesso in serata il 28enne, trovato in possesso anche di un cellulare (ma ha ingoiato la sim per evitare ulteriori controlli sui complici) è stato trasferito in un altro penitenziario e adesso dovrà difendersi dall’accusa di tentato omicidio nell’ambito delle indagini coordinate della procura di Frosinone e dagli investigatori della Squadra Mobile locale.

Il giorno dopo nell’istituto di Frosinone, che da anni versa in condizioni critiche tra evasioni ed episodi continui di violenza, c’è stata la visita del provveditore delle carceri del Lazio Carmelo Cantone e del capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia, inviato d’urgenza dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia.

“Drone avvistato da telecamere, pattuglia intervenuta subito” ma dopo gli spari

Lo stesso Cantone ha confermato l’ingresso in carcere della pistola attraverso un drone grazie alle presenza delle telecamere dalle quali “si è visto il momento in cui preleva l’arma attraverso la finestra”. Il drone era stato comunque già avvistato “fuori dai reparti e immediatamente erano state fatte le segnalazioni alla forza di polizia all’esterno, tant’è che è intervenuta subito una pattuglia”.

Intervento tuttavia poco tempestivo perché, intanto, Peluso aveva già avuto accesso al corridoio sparando ben cinque volte.  Un ritardo di comunicazione tra i vari reparti che poteva costare caro. “Il problema dei droni è ben presente al Dap”, ha dichiarato Petralia al termine del suo sopralluogo. “Tutto quello che si può fare, come impiego di personale e di risorse, lo faremo fin da domani”, ha aggiunto.

“Controlleremo – ha annunciato – quello che il mercato offre con un apposito gruppo che si è già interessato dei telefonini e adesso si interesserà anche di questo. Ci siamo già resi conti che è possibile adottare dei sistemi tecnologicamente avanzati come già abbiamo fatto, sperimentando uno di questi molto sofisticato in un carcere del Sud. Sappiamo perfettamente, la ministra” della Giustizia, Marta Cartabia, “è perfettamente a conoscenza. C’è un filo diretto continuo e su questo investiremo tutte le risorse possibili. E mi sento di poter dire ragionevolmente che come me anche la ministra e, devo ritenere anche il Governo, si impegnerà sulle risorse che possono servire per contrastare questo fenomeno”.

Il garante Anastasia: “Carenza organico non sia alibi”

“Le criticità del carcere di Frosinone sono quelle di molte realtà penitenziarie”. Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, intervistato da LaPresse, smorza i toni. Criticità che non devono diventare “un pretesto per mettere genericamente sotto processo l’istituto, l’amministrazione penitenziaria o la solita sorveglianza dinamica, sempre oggetto di polemiche più o meno pretestuose”, prosegue Anastasia. “La mancanza di organico è un dato di fatto. Ma – puntualizza il Garante – è una situazione comune a tutto il sistema penitenziario che non deve diventare un alibi per le cose che non funzionano. Aspettiamo l’esito delle indagini penali e amministrative in corso e vediamo quali saranno le indicazioni dell’Amministrazione penitenziaria per prevenire episodi di questa gravità”.

Giornalista professionista, nato a Napoli il 28 luglio 1987, ho iniziato a scrivere di sport prima di passare, dal 2015, a occuparmi principalmente di cronaca. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa, ho frequentato la scuola di giornalismo e, nel frattempo, collaborato con diverse testate. Dopo le esperienze a Sky Sport e Mediaset, sono passato a Retenews24 e poi a VocediNapoli.it. Dall'ottobre del 2019 collaboro con la redazione del Riformista.