Posillipo, dove il mare è terra di nessuno. Qui vige l’anarchia. Le spiagge libere, che sono sacrosante, sono in balia di violenza e pericoli. Ma se spiaggia libera fa troppo spesso rima con droga, alcol, sicurezza inesistente, schiamazzi e condizioni sanitarie al limite del decente forse c’è qualcosa da rivedere. Gli ultimi fatti di cronaca riferiscono di sangue, botte e una situazione da far west. Anche gli habituè della spiaggia ora invocano servizi igienici decenti, ingressi contingentati e più controlli delle forze dell’ordine. L’assessore al mare del Comune di Napoli Paolo Mancuso ha anticipato al Riformista alcune soluzioni, soluzioni che per ora terminano con un punto di domanda.

Assessore, le spiagge libere sono terra di nessuno. Qual è la situazione di Posillipo?
«La situazione in questo momento è esplosiva, il venir meno degli obblighi di covid ha determinato un’apertura indiscriminata di queste spiagge e questa è una situazione non gestibile. Si sta verificando prima di quando ci potessimo aspettare una situazione di ingovernabilità. Con riferimento agli ultimi fatti di cronaca, lo “scoglione” di Marechiaro non è di competenza del Comune».

La spiaggia delle Monache di Posillipo però sì. Quali politiche l’assessorato al mare del Comune di Napoli intende mettere in atto?
«Assolutamente sì, la spiaggia delle Monache è di nostra competenza. È il lido più grande che abbiamo in gestione e stiamo pensando a un contingentamento degli accessi attraverso la collaborazione dei lidi più vicini, per esempio del Lido Sirena, con il quale proprio ieri abbiamo avuto un incontro per definire l’organizzazione e determinare delle soluzioni a delle situazioni che si sono poste con tanta veemenza. Lì troveremo una soluzione di collaborazione con il servizio di guardie giurate del Lido Serena e con la partecipazione dei disoccupati che a vario titolo hanno contratti con la Regione o con il Comune e potranno essere impiegati per il controllo delle spiagge. Intendiamo estendere questa soluzione anche agli altri lidi, in particolare ai lidi di Mergellina dove però è più facile il controllo perché si trovano al centro della città. Altri lidi come la Gaiola sono più controllati».

Sì, infatti, la Gaiola è un esempio virtuoso di gestione delle spiagge che prima erano terra di nessuno. Si potrebbe replicare questo modello?
«Vogliamo replicare quel modello, ma dobbiamo tenere presente che abbiamo risorse pari a zero perché quelle dell’anno scorso non le abbiamo più. Stiamo cercando di trovare risorse alternative e di organizzare un servizio per la spiaggia delle Monache per ottenere lo stesso risultato della Gaiola: un filtro di accesso. L’anno scorso su quella spiaggia era permesso l’ingresso a 300 persone, quest’anno arriveremo a 400. Andremo incontro a un numero definito di ingressi, non c’è alternativa».

Resta però una situazione furi controllo…
«Noi non ci occupiamo della sicurezza delle spiagge, ci occupiamo solo delle spiagge. Molti lidi sono abbastanza controllati. Condivido la gestione della Gaiola, è sicuramente un esempio virtuoso».

Ma bisogna intervenire perché l’inciviltà è dilagante e la preoccupazione altissima.
«Diciamo che ci sono delle regole che prevedono dei limiti. Quando e se saranno superati sicuramente ci sarà un intervento. La particolarità del Lido Sirena e della spiaggia delle monache è che ha un accesso attraverso una discesa privata e quindi abbiamo la necessità di trovare una soluzione anche per le ore notturne quando i giovani scavalcano le transenne e arrivano al mare. Per noi è più complicato tenere sotto controllo quelle zone. In questo momento si stanno sovrapponendo varie emergenze: un’esplosione di vitalità e l’inizio della stagione balneare».

La Capitaneria di Porto si vede raramente sulla costa di Posillipo, crede che potrete aumentare la loro presenza ed eventuali interventi?
«Non è stato mai richiesto un contributo della Guardia Costiera, ma si potrebbe senz’altro pensare di chiedere un supporto a loro. Il problema è che loro non hanno compiti giudiziari sulla terra né sui lidi. Non si occupano di ordine pubblico e quindi è difficile richiedere un intervento di questo genere. È la guardia di finanza che ha queste competenze, ma credo che abbiano già troppo lavoro da fare e sarà complicato chiedere una mano a loro. Resta comunque un’ipotesi sulla quale si può lavorare».

Una situazione di anarchia determinata anche dalla precedente amministrazione… che situazione ha trovato al suo arrivo?
«Una situazione totalmente fallimentare, come su tutti i fronti. Sul fronte delle spiagge il disastro è stato meno visibile solo perché c’è stato il Covid».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.