Enrico De Nicola (1946-1948)
Il primo luglio del 1946 faceva caldo e tutti aspettavano il nuovo presidente provvisorio: Enrico De Nicola era stato presidente della Camera nel 1922 e non aveva zittito Mussolini mentre minacciava di trasformare in bivacco l’aula sorda e grigia, ma aveva zittito il socialista Modigliani che urlava “Viva il Parlamento”. L’esito del voto dell’Assemblea costituente che lo aveva eletto gli fu comunicato da un ex deputato dell’impero Austro-ungarico, il trentino Alcide De Gasperi. Il suo mandato durò due anni, durante i quali De Gasperi, tornato dagli Stati Uniti, ruppe l’alleanza con il partito comunista di Togliatti e con quello socialista di Nenni, che passarono all’opposizione. Soffriva di attacchi di collera e aveva fama di galantuomo. Il 13 maggio 1948 fu nominato senatore a vita e poi presidente del Senato.
(Voto: 9 perché fu il primo)

Luigi Einaudi (1948-1955)
Fu l’unico presidente liberale. Rifugiato in Svizzera dopo l’invasione tedesca, celebrò i propri settant’anni nella brasserie Bonivard di Ginevra con la moglie Ida, Alessandro Levi, Ernesto Rossi, Egidio Reale. Creò lo stile Einaudi in cui ogni parola non necessaria era soppressa. Fu eletto alla quarta votazione con 518 voti sostenuto dalle sinistre. Sua moglie Ida lo rimproverava ogni volta che introduceva ricordi personali. Avrebbe gradito essere rieletto ma la DC preferì puntare sul suo candidato Cesare Merzagora che fu impallinato e dunque il suo successore fu Giovanni Gronchi.
(Voto: 10 con lode obbligatorio e per forza un po’ retorico)

Giovanni Gronchi (1955-1962)
La sua fama è legata al disastroso tentativo di affidare l’incarico di governo contro il parere del suo partito a Fernando Tambroni, della sinistra dc. Rifiutato dal partito Tambroni osò l’inosabile cercando i voti nel neofascista Msi. Ne seguì la pretesa neofascista di svolgere il Congresso a Genova che diventò teatro di manifestazioni e scontri. Ne seguiranno i fatti di luglio del 1960 quando sollevazioni spontanee a Genova, Reggio Emilia Palermo Roma e altre città si trasformarono in una rivolta con molti morti sul campo, benché scoraggiata e disinnescata da Palmiro Togliatti segretario del Pci. Tambroni fu costretto a dimettersi ma gli alleati dedussero che ci fosse stato un tentativo comunista e imposero un apparato difensivo affidato ai soli carabinieri che sarà la premessa per il fatti del 1964 quando l’apparato fu messo in allerta e definito una prova di colpo di Stato.
(Come libertino cattolico, 8 per la faccia tosta e 2 per quel che ci ha fatto pagare con il governo Tambroni)

Antonio Segni (1962-1964)
Fu un Presidente perfetto e sfortunato. Sotto la sua presidenza nel 1964 avvennero fatti che fecero parlare di “tintinnar di sciabole” e che tre anni dopo un clamoroso reportage dell’Espresso firmato da Lino Jannuzzi e dal direttore Eugenio Scalfari innescò un incendiario processo mediatico sulla base di un sospetto che poi si è rivelato del tutto infondato. Secondo questo sospetto, Antonio Segni avrebbe ricevuto il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri generale Giovanni De Lorenzo che cumulava anche la carica di capo dei servizi segreti Sifar per ordinargli di mettere in allerta il cosiddetto “Piano Solo” (solo carabinieri) approntato dopo i fatti del luglio 1964, che prevedeva l’arresto preventivo di tutti i dirigenti del sindacato e delle sinistre compresi molti ex comandanti partigiani, per trasferirli prigionieri nella base militare sarda di Capo Marrangiu. Il Presidente Segni fu colto da un malore durante un tesissimo colloquio con Moro e Saragat. Qualche mese dopo si dimise.
(Essendo stato un fior di galantuomo ingiustamente accusato di golpismo, 9+)

Giuseppe Saragat (1964-1971)
Giuseppe Saragat, segretario del partito socialdemocratico nato dalla scissione di Palazzo Barberini del 1947 per protesta contro la politica filocomunista di Pietro Nenni fu eletto all’insegna della ritrovata unità delle sinistre. La vittoria di un socialista, per quanto atlantico, fu vissuta con malumore dalla Democrazia Cristiana che puntò per anni su Amintore Fanfani e Giovanni Leone. Saragat fu il presidente sul quale di più si accanirono le innocue storielle di quei tempi. Il settennato di Saragat fu quello durante il quale l’Italia. l’Europa, l’America si infiammarono per i tumulti del ’68, di cui il presidente non colse il senso, In compenso la sua passione per il vino alimentava battute come quella secondo cui il Presidente ogni mattina fa l’alzabandiera brindando con Bianco, Rosso e Verdicchio. La generosità dei suoi telegrammi gli valse il nomignolo di “Peppino telegrafista”, tratto da una nota canzone di Jannacci. Durante il suo settennato, dal 1964 al 1971, la quarta Repubblica francese crollò e i politici italiani vissero con apprensione l’avvento del generale Charles de Gaulle con una Costituzione presidenziale che ancora dura e funziona benissimo.
(Allegro e appena un po’ etilico, merita un rotondo 8 benché non abbia capito molto di ciò che accadeva)

Giovanni Leone (1971-1978)
Leone fu il presidente contro il quale si scatenò la prima campagna di stampa per costringere un capo dello Strato a dimettersi (il secondo fu Cossiga che però non si dimise) pur essendo innocente ed estraneo a tutte le accuse. Era il 15 giugno del 1978 quando Flaminio Piccoli, segretario della Dc, gli chiese di lasciare e lui obbedì. Giovanni Leone, così napoletano da fare le corna nelle foto ufficiali, principe del foro, presidente della Camera e grande giurista fu il più tradizionale tra i presidenti ma incappò nello scandalo delle mazzette per l’acquisto degli aerei Lockheed e fu distrutto da certi messaggi in codice americani in cui si parlava di un “Antilope cobbler”, lo sbranatore di antilopi e cioè Leone. Moro era stato già assassinato, il compromesso storico archiviato.
(Un’altra vittima di linciaggio scientifico: immolato benché innocente, 9)

Sandro Pertini (1978-1985)
Le dimissioni di Leone, che avrebbero dovuto portare Aldo Moro al Quirinale, essendo Moro stato ucciso aprirono la strada a Sandro Pertini, socialista, ex comandante partigiano, di cui Pietro Nenni, segretario del suo partito, diceva: “Il nostro Sandro ha una testa fatta di solo osso”. Pertini infiammò gli animi, trasmise la sua gioia a tutti per la vittoria dei campionati di Calcio e per primo nel mondo politico di sinistra alluse alle responsabilità sovietiche nel terrorismo. Era elegante, vanitoso, coraggioso e Cossiga mi mostrò la cella da carcerato che si era fatto al Quirinale come suo alloggio: letto di ferro, lampada gialla, sedia, tavolo, armadio, attaccapanni. Un film di Scola. Era un corteggiatore infaticabile e durante un viaggio in Spagna apprezzava visibilmente il decolleté della regina Sofia creando un lieve disagio nel marito re Carlo. Portò nuovo lustro alla Repubblica e suscitava orgoglio e tenerezza.
(Come primo vero grande comunicatore, per il delizioso pessimo carattere e la passione per le sue prigioni 10 con lode)

Francesco Cossiga (1985-1992)
Per cinque anni del suo settennato (era stato eletto al primo colpo come ex presidente del Senato, esponente della sinistra dc) non si sapeva che cosa facesse questo timido e invisibile Presidente. Poi, la crisi succeduta alla fine del mondo sovietico lo rese profeta: “Non contiamo più niente come Paese cerniera, ora ce le faranno pagare tutte”. Cominciò a togliersi “qualche sassolino dalle scarpe” che presto diventarono macigni contro il suo partito, la DC, dove lo dichiararono matto. Lo incontrai a Gela dove la Stampa mi aveva spedito per documentare la sua follia all’apertura dell’anno giudiziario del 1991. Diventammo amici e diventai il cronista delle sue confidenze. Fu odiato a sangue e anch’io ebbi la mia parte. Creò le parole “esternare” e “picconare” da cui “picconatore”. Decise di dimettersi con una settimana di anticipo e si ritirò in un convento in Irlanda dove lo accompagnai regalandomi un prezioso scoop.
(Un 10 con lode perché picconò le ipocrisie italiane e fu dunque dato per matto)

Oscar Luigi Scalfaro (1992-1999)
L’ex ministro degli Interni di Craxi Oscar Luigi Scalfaro fu inventato come candidato presidente da Marco Pannella mentre il Paese era traumatizzato dalle morti di Falcone e Borsellino. Era stato un odioso avversario di Cossiga ed era un uomo corroso dal rancore che rappresentava la reazione di sinistra alla mezza rivoluzione anarco-liberale di Cossiga. Probabilmente fu allora che l’Italia si spaccò definitivamente. Scalfaro fu il primo capo dello Stato a porsi come obiettivo di segare le gambe all’imprenditore Berlusconi che era sceso in campo per stoppare la scontata vittoria del Pds di Achille Occhetto. Arrivato al governo, Berlusconi si beccò il primo avviso di garanzia attraverso il Corriere della Sera e il governo del Cavaliere cadde. Scalfaro si rifiutò di richiamare gli elettori alle urne e offrì l’incarico a Lamberto Dini per un governo tecnico che durò abbastanza da aprire la strada a Romano Prodi e tenere lontano Berlusconi dalla sua inutile vittoria.
(Pessimo e veramente detestabile: un 4 basta e avanza)

Carlo Azeglio Ciampi (1999-2006)
Dopo Luigi Einaudi è il primo governatore della Banca d’Italia a diventare prima presidente del Consiglio e poi della Repubblica. Imprese: risanò, mostrò spirito patriottico repubblicano insistendo per diffondere inno e bandiera, portò l’Italia nell’euro e fu un po’ lo sviluppo simbolico di Pertini, anche se non con lo stesso strabordante carisma. Era un tecnico meticoloso, non ipocrita e di poche parole. Fece quel che poté per la riduzione del debito pubblico e per la tessitura di un orgoglio nazionale che facesse da antidoto al sovranismo.
(Gran bravo ragazzo come patriottico banchiere, comunicazione scarsa ma volenterosa: 6)

Giorgio Napolitano (2006-2015)
Era stato la mente più raffinata del vecchio PCI di Palmiro Togliatti e aveva contribuito – lo ammetteva con colpevole senso della storia – a spingere l’Urss a schiacciare la rivoluzione degli studenti e degli operai del 1956. Fu poi un revisionista migliorista e affascinò il segretario di Stato americano Henry Kissinger anche perché era tra i pochi nel suo partito a parlare inglese. Kissinger disse che Napolitano era l’unico comunista per cui provava amicizia. È stato un acerrimo nemico di Berlusconi e si è dedicato a scavargli la terra sotto i piedi, come ha spiegato il giudice Palamara, ricordando che Napolitano era anche presidente del Csm e quindi capo di tutti i magistrati e che quando il capo comanda, picciotto va e fa. È stato finora l’unico presidente confermato con un secondo mandato dopo aver detto mille volte che non avrebbe mai accettato. Visto lo stallo nella scelta del suo successore, accettò una riconferma di cui utilizzò solo due anni. Con nove anni di servizio attivo è stato finora il più longevo Presidente.
(Ha avuto terribili responsabilità mitigate da una lucida consapevolezza di ciò che faceva, più bel portamento, impermeabile eccetera: non classificato)

Sergio Mattarella (2015-2022)
Figlio del leader della DC siciliana Bernardo (che ebbe un ruolo politico importante durante l’insurrezione armata del bandito Salvatore Giuliano) e fratello di Piersanti, segretario della DC siciliana assassinato da Cosa Nostra nel 1980, Sergio Mattarella entrò nella politica attiva della sinistra DC ed è stato nel sancta sanctorum dei segreti dell’intelligence come ministro della Difesa e vicepresidente del Consiglio. Dovendo affrontare la crisi istituzionale più sventurata della Repubblica quando Di Maio e Salvini, vincitori delle elezioni del 2018, decisero di fare un governo mettendone a capo uno sconosciuto avvocato che già aveva imbrogliato su alcuni titoli del suo curriculum, anziché rispedirli a casa a pedate, accettò di autorizzare due successivi governi, uno di destra e uno di sinistra espressi da un Parlamento ormai privo di rappresentanza e sempre con lo stesso avvocato al comando. Già stava per affidare un terzo incarico quando dall’Europa imposero Draghi come condizione per riscattare i fondi europei. Di fronte al gravissimi scandali che hanno investito il Csm, di cui è presidente, e la magistratura italiana, ha mantenuto la temeraria postura di chi ha deciso di non dire assolutamente niente, costi quel che costi.
(Per averci inflitto senza colpa due governi Conte e il suo silenzio sul Csm non lo classifichiamo)

Giornalista e politico è stato vicedirettore de Il Giornale. Membro della Fondazione Italia Usa è stato senatore nella XIV e XV legislatura per Forza Italia e deputato nella XVI per Il Popolo della Libertà.