Quello dei pestaggi avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere continua ad essere un caso giudiziario più unico che raro. Ieri una nuova singolarità: il Ministero della Giustizia e l’Asl di Caserta, che si erano già costituiti parte civile, sono stati ammessi anche come responsabili civili, il che significa che compariranno nel processo nella duplice veste sia di danneggiati sia di responsabili con riferimento ai danni procurati ai detenuti dai loro dipendenti.

Potranno quindi chiedere un risarcimento ai propri dipendenti nel caso di condanna di questi ultimi per il comportamento violento o omissivo assunto il giorno dei pestaggi in carcere e contemporaneamente potrebbero, nello stesso processo, essere condannati a risarcire in sede civile i danni provocati ai detenuti da agenti o funzionari dell’amministrazione penitenziaria, o dai due medici, tutti finiti sotto accusa, a vario titolo, per i brutti fatti di Santa Maria. Il nodo sui responsabili civili lo ha sciolto ieri il giudice dell’udienza preliminare Pasquale D’Angelo dopo settimane di riflessione e basandosi anche su una sentenza della Corte di Cassazione civile a Sezioni Unite. Una vittoria per i circa cento detenuti che si sono già costituiti parte civile nel processo. In totale si ritiene che le vittime dei pestaggi siano 178, è dunque probabile che altri si facciano avanti nelle prossime udienze, c’è tempo fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento.

Intanto l’udienza preliminare è aggiornata al 29 marzo. La Procura aveva presentato proposta di patteggiamento a pene intorno a un anno e mezzo per 32 agenti imputati che avrebbero avuto un ruolo più marginale, ma non si è raggiunto per ora alcun accordo; per gli altri imputati è probabile che i pm chiedano il rinvio a giudizio sempre che qualche imputato non chieda a sua volta di accedere al rito abbreviato. Nel complesso si parla di 108 fra agenti della polizia penitenziaria e funzionari del Dap (quindi del Ministero) e di due medici del carcere (per questo il riferimento all’Asl) imputati a diverso titolo per i pestaggi e le umiliazioni avvenute quel 6 aprile 2020 nel reparto Danubio del carcere sammaritano e per i tentativi compiuti dopo la mattanza per occultarne le tracce e tenere tutto sotto silenzio.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).