Nel piccolo fatto, un grande mistero
Professionisti (e non ladri) in casa mia, un’intrusione che sa di avvertimento: il risveglio tra tapparelle alzate e cose spostate
Leonardo Sciascia diceva che le dinamiche più complesse si annidano dietro alle storie semplici. Quella che mi riguarda è una storia semplicissima. Proprio come scriveva Sciascia, un piccolo fatto. All’apparenza. Un dopocena spensierato, venerdì scorso. Un buon whisky in un locale vicino casa, in una tranquilla zona residenziale intorno a villa Pamphili, a Roma. Tornato a casa, verifico l’irrigazione delle piante, sulla balconata perimetrale dell’appartamento, come sempre copiosa. Richiudo a doppia mandata tutti gli ingressi esterni, oltre alla porta blindata. E rimango sveglio fino alle 2,30 per seguire in tv l’anteprima dei giornali del giorno dopo.
Non andrò a dormire prima delle 3, e la sveglia per l’indomani è già puntata alle 9. Il caffè del mattino però va di traverso: perché mi sveglio in un appartamento insolitamente illuminato dal sole. Le tapparelle della portafinestra che collega la terrazza alla casa sono spalancate. Entra già molta luce. Mi avvicino e noto che per rimanere sollevate, le tapparelle sono state bloccate agli angoli in alto dalle due metà di una molletta di legno. Due zeppi piantati a incastro per tenersi aperta la porta d’accesso – e la via di fuga.
Ho l’immediata certezza che qualcuno sia entrato, nella notte. E che quel qualcuno – uno o più di uno? – sia stato lì qualche ora fa. Probabilmente mi hanno rubato tutto. Mi guardo intorno: il giaccone indossato la sera prima è stato spostato e ora è lungo, sul divano. Il mio zaino di lavoro è aperto su una sedia. Tremo all’idea di non trovarvi più niente, lo frugo già con lo sguardo prima di metterci dentro le mani.
Ritrovo l’agenda, il computer, il suo alimentatore. Altri cavi, altri caricabatterie. Un paio di cartelle di documenti. Materiale su cui sto scrivendo. C’è tutto. Sospiro di sollievo. E allora allargo lo sguardo. Vedo le cornici d’argento, il portafogli, le chiavi di casa. Ecco il denaro contante, le monete, le carte di credito che avevo la sera prima.
Sabato notte ho subìto, mentre ero in casa, a Roma, una inquietante intrusione: oggetti spostati ma nessun furto. Un segnale chiaro. Un avvertimento in piena regola. Domenica hanno attaccato i miei profili social, provando ad hackerarli. Instragram mi ha avvisato e salvaguardato.…
— Aldo Torchiaro (@aldotorchiaro) April 13, 2026
Giro la casa per un inventario veloce mentre chiamo i Carabinieri, non è stato rubato nulla. Neanche una monetina. La pattuglia arriva in pochi minuti. Fotografiamo la scena. Estremamente pulita: nessuna impronta, non un’orma, una ditata. E dire che fuori, qualche ora prima, la balconata era bagnata. Chi è arrivato al secondo piano, a dieci metri dal suolo, «è come se avesse volato», rilevano i militari dell’Arma. Perché non ci sono impalcature, tubature, grondaie. E anche se l’affaccio su strada è perfino sovraesposto, nessuno ha notato niente. Nessun altro appartamento, sopra o sotto, è stato interessato.
Dunque l’unico obiettivo ero io. Si ipotizza una ricostruzione. Può essere bastata una scala telescopica, di quelle che si estendono per molti metri e poi subito scompaiono nel veicolo – da lavoro – usato dai “visitatori”. I quali, arrivati sulla terrazza, sono stati illuminati da una luce a fotocellula, piuttosto forte. La lampada è stata messa fuori gioco sganciando un cavetto, senza rompere niente. E sugli infissi sono stati ancora più attenti: scostata la zanzariera, hanno tirato su le tapparelle senza danneggiarle e aperto una portafinestra di acciaio antieffrazione senza lasciare alcuna traccia di scasso. Entrando in casa, hanno avuto cura di scostare delicatamente la grande pianta lasciata davanti al vetro della portafinestra: non è stato trovato un milligrammo di terriccio. Professionisti, senza dubbio. Non ladri.
Cosa cercavano? Davvero non saprei. «Ha tutta l’aria di un avvertimento. Brutta storia», mi dice l’appuntato che raccoglie la mia denuncia al Comando dei Carabinieri. Si aggiunge, domenica, Instagram: «Stanno cercando di clonarle il profilo, li abbiamo bloccati». E mi mandano una schermata. Che strano. Se fosse un avvertimento, una manovra di pressione, chiunque sia stato, stia pur certo: andrò avanti con il mio lavoro senza tema di intimidazioni. Più determinato di prima.
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