Spari in aria e contro alcuni manifestanti scesi in piazza con le bandiere afghane. Tensione alle stelle a Jalalabad, quinta città dell’Afghanistan, situata a circa 150 chilometri a est di Kabul vicino al confine con il Pakistan. Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa locale “Pajwok“, i talebani hanno esploso numerosi colpi d’arma da fuoco per disperdere la folla che proco prima aveva issato la bandiera democratica afghana su uno degli edifici di via Pashtunistan, nel centro cittadino, sostituendo quella precedentemente fissata dagli “studenti coranici“, alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza dell’Afghanistan, che ricorda la fine del dominio britannico nel 1919. I manifestanti hanno abbassato la bandiera dei talebani – bianca con un’iscrizione islamica – che i militanti hanno innalzato nelle aree conquistate.

Il bilancio: almeno 3 morti e 12 feriti

Ci sarebbero 12 persone ferite e almeno tre vittime, due delle quali di giovane età. A riferirlo è l’emittente Al Jazeera citando fonti della sicurezza afghane. I talebani inoltre avrebbero preso di mira anche giornalisti e cameramen. Alcuni di loro sarebbero stati aggrediti per impedire di riprendere quanto stesse accadendo in città. Babrak Amirzada, un giornalista di un’agenzia di stampa locale, ha riferito di essere stato picchiato dai talebani, insieme a un cameraman tv di un’altra agenzia, mentre cercavano riprendere i disordini.

Dai filmati diffusi in rete, si vede una folla di centinaia di persone, tra cui molti giovani, sfilare per le strade di Jalalabad esponendo bandiere e intonando canti. Poi gli spari e la fuga generale con alcuni uomini immortalati mentre piangono in una abitazione.  Ieri, il primo vicepresidente dell’Afghanistan, Amrullah Saleh, ha annunciato che gli afgani “non hanno perso lo spirito di lotta a differenza di Stati Uniti e Nato” affermando che vi è la possibilità di “resistere ai talebani”.

Tra i manifestanti anche membri del governo deposto – il vicepresidente Amrullah Saleh, che ha affermato su Twitter di essere il legittimo presidente, e il ministro della Difesa del paese, il generale Bismillah Mohammadi – così come Ahmad Massoud, il figlio del leader dell’Alleanza del Nord, Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panshir, ucciso nel 2001. Non è chiaro se intendono sfidare i talebani, che la scorsa settimana hanno conquistato gran parte del Paese in pochi giorni. Il Panshir è l’unica provincia che non è ancora caduta in mano ai talebani.

Secondo Pajhwok, manifestazioni a favore della bandiera nazionale sono state registrate durante la giornata anche in altre città del Paese, come a Khost, nell’Est del Paese

Ressa all’aeroporto di Kabul: 17 feriti

Almeno 17 persone sono rimaste ferite nella calca all’aeroporto di Kabul, in Afghanistan. Lo riporta un funzionario della sicurezza della Nato, citato da Al-Jazeera, mentre sono in corso le evacuazioni da parte dei Paesi occidentali. Ai civili afghani, che cercavano di partire dopo la conquista della capitale afghana da parte dei talebani domenica, era stato detto di non radunarsi nella zona dell’aeroporto a meno che non avessero un passaporto e un visto per viaggiare, ha riferito il funzionario, che lavorava allo scalo. Il funzionario, che è rimasto anonimo, ha affermato di non avere ricevuto alcuna segnalazione di violenze da parte dei talebani fuori dall’aeroporto.

Redazione