Usa il suo intervento al Consiglio per i diritti umani della Russia per lanciare messaggi all’Occidente e a Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin torna a parlare della “operazione speciale” in Ucraina e dello scenario futuro del conflitto in corso ormai da 287 giorni, dal 24 febbraio scorso.

La spauracchio è sempre quello, l’incubo di una guerra nucleare. Una “minaccia che sta aumentando”, dice Putin al Consiglio per i diritti umani della Russia, sottolineando che tali armi sono “uno strumento di difesa per rispondere a un eventuale attacco”.

Secondo il leader del Cremlino la Russia si sta concentrando sull’utilizzo di “mezzi pacifici” ma se non ci fossero alternative, sottolinea lo Zar, Mosca è “pronta a difendersi con tutti i mezzi a disposizione”.

L’inquilino del Cremlino spiega che a Moca “non siamo impazziti, sappiamo cosa sono le armi nucleari, abbiamo questi mezzi che si trovano in uno stadio più sviluppato e moderno di qualsiasi altro Paese al mondo. Ma non abbiamo intenzione di agitare queste armi come un rasoio davanti a tutto il mondo. Si tratta – spiega Putin – di un fattore di deterrenza”.

I tempi per una risoluzione del conflitto, visto lo stallo nelle trattative quantomeno per una  tregua, si fanno dunque lunghi. L’operazione militare, come Putin continua a definire la guerra iniziata lo scorso 24 febbraio con l’invasione del Paese guidato da Volodymyr Zelensky, “potrebbe essere un processo lungo ma sono comparsi nuovi territori: questo è un risultato così significativo per la Russia”, ha detto Putin nel suo discorso, con chiaro riferimento a quelle parti di Ucraina annesse da Mosca con i referendum illegali dello scorso settembre.

Quindi non poteva mancare l’ennesimo attacco all’Occidente, in questo caso alle organizzazione per i diritti umani che secondo lo Zar “sono state create come strumento di influenza sulla politica interna della Russia e soprattutto di altri Paesi dell’ex Unione Sovietica”.

Sempre oggi era tornato a parlare anche il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, con una nuova piccola apertura a trattative, che restano evidentemente molto difficili. “Se c’è una proposta seria su come fermare il conflitto in Ucraina siamo pronti a parlarne, ma dovrebbe tenere conto degli interessi della Federazione Russa”, ha detto il ministro, fedelissimo di Putin.

Redazione