Un livello così alto di fiducia nei suoi confronti dimostra che esiste davvero un fenomeno-Putin. È la prova definitiva che lui lavora in modo efficace e soprattutto che il suo lavoro corrisponde effettivamente alle aspettative della nostra gente”, parole di un raggiante Dmitry Peskov nel tessere l’elogio del suo diretto superiore, colpa dei sondaggi sulla popolarità di Putin che ogni giorno si vede recapitare puntuali sulla propria scrivania.

I numeri sono stati valutati “molto soddisfacenti” dallo zar, gli stessi che nello stesso momento venivano letti sia in Europa che negli Usa. C’è un però. È necessario tenere presente che si tratta di un campione di intervistati mai sopra le duemila unità, in un Paese da 143 milioni di abitanti. Nello scorso mese il 79 per cento delle persone ha dichiarato di approvare l’attività di Vladimir Putin anche dopo il calo di settembre dovuto alla mobilitazione parziale decisa del Cremlino (anche se il consenso non è più ai livelli dello scorso giugno, quando superava l’84%).

Il consenso rimane alto, alla richiesta di nominare l’uomo politico che ispira ai russi maggiore fiducia, il 39 per cento degli intervistati ha fatto il suo nome. Secondo, per distacco, l’attuale primo ministro Mikhail Mishustin, al 17%. Seguono il ministro degli Esteri Sergey Lavrov e quello della Difesa Sergey Shoigu, al 14 e al 12%. “La popolarità di Putin, stabile ormai da vent’anni, dimostra anche come nella politica del nostro Paese non esistano al momento figure di statura confrontabile”, sostiene con entusiasmo Marat Mardanov, direttore del Centro statale di ricerche umanistiche.

Al contempo stesso i russi, soprattutto giovani, cominciano a non poterne più dell’Operazione militare speciale. Alla domanda “lei è preoccupato per gli avvenimenti correnti in Ucraina?” il 42 per cento ha risposto “molto”, il 38 “piuttosto”, e solo il 7% si dichiara sereno. L’ansia è in crescita costante, certificata dai sondaggi privati del Cremlino. Da notare che solo il 25% della popolazione compresa tra i 18 e i 24 anni di età approva le azioni dell’esercito, tre su quattro vorrebbero la pace che sia per un accordo o no.

Il numero dei favorevoli ai colloqui di pace è salito da zero ai numeri attuali dopo l’avvio della mobilitazione parziale afferma Denis Volkov, direttore del Levada Center: “I russi sono riluttanti a schierarsi in questo conflitto. Continuano ad appoggiare il loro Paese, ma non hanno alcun desiderio di essere coinvolti. Adesso si sente una incertezza, una minaccia non solo militare, ma economica. E cresce il desiderio di una fine veloce”. I numeri sono questi, in un momento in cui le difficoltà economiche con petrolio e rublo che hanno preso a scendere, e l’annunciata crescita dell’inflazione si fanno sentire, i russi continuano a barricarsi dentro la loro Stalingrado.

Redazione