Lo scontro armato sul terreno di battaglia, quello verbale a distanza tra le “diplomazie”. La guerra tra Ucraina e Russia, giunta ormai al 281esimo giorno, non accenna a placarsi nonostante l’arrivo del “generale inverno” a Kiev e dintorni che rallenta le operazioni.

Se il presidente ucraino Volodymyr Zelensky spera che la guerra con la Russia finisca nei prossimi mesi, da Mosca il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ribadisce la tesi del Cremlino, ovvero che l’Occidente poteva fermare il conflitto accogliendo le richieste russe di limitare l’espansione della Nato e creando uno status di sicurezza speciale per Kiev.

Ma torniamo a Zelensky. Il numero uno di Kiev ha parlato in una intervista al New York Times dell’andamento del conflitto, sottolineando che la guerra “finirà quando vinceremo noi o quando la Federazione Russa lo vorrà”. “Può succedere che la Russia decida di finirla solo quando si sentirà debole, essendo isolata e non avendo alleati. Crediamo che finirà nei prossimi mesi”, è la previsione del presidente dell’Ucraina. Nell’intervista al quotidiano statunitense, Zelensky ha aggiunto che se Kiev non resiste, la guerra “si insinuerà” in altri territori. Il presidente ha inoltre sottolineato che l’Ucraina sta pagando questa lotta “con la vita del suo popolo”.

Sull’altro fronte, quello russo, vanno invece segnalate le parole del ministro degli Esteri di Putin. In una conferenza stampa tenuta a Mosca, Lavrov ha ribadito la tesi del Cremlino sulla responsabilità dell’Occidente nello scoppio del conflitto iniziato ormai lo scorso 24 febbraio.

L’8 dicembre dell’anno scorso Washington e l’Osce avevano una reale chance per la de-escalation, ma hanno scelto di non usarla. Non ci è rimasta altra scelta che lanciare l’operazione militare speciale per liberare la popolazione del Donbass“, dice infatti nella sua conferenza Lavrov, che poi si spinge anche oltre accusando gli Stati Uniti e la Nato di “partecipare direttamente” al conflitto in Ucraina.

Il ministro degli Esteri ha anche sottolineato che la cooperazione con l’Occidente sulla sicurezza europea non potrà essere ripresa in un futuro prevedibile. Ma “se e quando l’Occidente capirà che è meglio coesistere sulla base di fondamenta concordate, ascolteremo quello che hanno da proporre“. Per riprendere un dialogo diplomatico con l’Unione europea la Russia deve capire “quando delle persone sensate appariranno nella diplomazia europea“, ha infatti spiegato Lavrov alla stampa russa.

Quindi un nuovo affondo contro Papa Francesco, ‘colpevole’ secondo Mosca di critiche ingiuste contro la Russia sul conflitto in Ucraina pronunciate in una intervista alla rivista dei gesuiti statunitensi ‘America’. Il Pontefice dice di volere mediare sull’Ucraina ma recentemente “ha fatto delle dichiarazioni non cristiane” sulle crudeltà russe in Ucraina, ha detto Lavrov in conferenza.

Quanto all’ipotesi di una soluzione diplomatica, Lavrov ha spiegato che ogni proposta di contatti da parte degli Stati Uniti con la Russia è bene accolto, compreso un eventuale incontro tra i presidenti Joe Biden e Vladimir Putin, “ma finora non abbiamo sentito alcuna proposta“. Ma per tornare a un vero dialogo, ha aggiunto il fedelissimo dello Zar, Washington deve accettare di discutere le proposte sulla sicurezza in Europa presentate un anno fa da Mosca.

Redazione