Un’ape lo ha punto sul collo e per il dolore è entrato nella prima farmacia che ha incontrato in cerca di una pomata lenitiva. Quando è uscito da lì, invece della crema aveva un’ustione di secondo grado. È questa la vicenda che ha coinvolto Gianluca Menna, agente di commercio, a Napoli. Ma la vera delusione è arrivata quando il Gip del Tribunale di Napoli ha archiviato per ben due volte l’indagine, nonostante il parere dei medici che davano ragione all’agente di commercio.

LA VICENDA – Era l’8 luglio 2019 quando Gianluca è stato punto da un’ape mentre camminava a Napoli. Appena punto è entrato in una nota farmacia del Vomero e lì è stato medicato con un batuffolo di ovatta imbevuto di una buona dose di ammoniaca appoggiata per qualche minuto sulla puntura. “È stata un’iniziativa della titolare della farmacia – racconta Gianluca – Ma il bruciore era diventato insopportabile tanto che ho chiesto di sospendere il trattamento. Ma niente: la farmacista insisteva e mi diceva di non preoccuparmi”.

“Alla fine mi ha anche applicato del Gentalyn e mi ha consigliato di comprarlo – continua il racconto Gianluca – Quando sono uscito il dolore era grande e ho deciso di andare al pronto Soccorso del Cardarelli”. Una volta in ospedale gli è stata diagnosticata un’ustione di secondo grado con flitteni larga due centimetri proprio in prossimità del trattamento ricevuto in farmacia. Ma non è finita qui. Una volta tornato nella farmacia del quartiere collinare per mostrare l’ustione avvenuta e chiedendo di contribuire ai trattamenti per le cure si è sentito rispondere che non era stata loro la responsabilità di quanto accaduto.

IN TRIBUNALE – La faccenda, però, è finita in tribunale. “Ho dovuto fare una causa civile e una penale per lesioni colpose – spiega Gianluca – Ma mi sono visto abbandonato dalla magistratura. Con la denuncia ho depositato tutto il materiale: le foto, il referto medico del Cardarelli e due perizie medico legali. Ma il pm inizialmente ha archiviato la causa senza avvertire (ex articolo 408), il gip ha archiviato insieme a lui e con il mio avvocato abbiamo fatto il primo reclamo che è stato accolto per una questione procedurale”.

A quel punto Gianluca insieme al suo avvocato sono entrati nel merito dell’opposizione all’archiviazione che è stata rifatta. “Abbiamo nuovamente consegnato tutti i dati e il materiale presentato la prima volta comprese le perizie medico legali che intanto erano diventate due, quella di parte e del Ctu e altri referti di medici privati – ha detto il maestro di tennis -.  Tutti dicevano la stessa cosa: l’ustione era stata causata dalla medicazione ricevuta in farmacia. Ma il Gip ha nuovamente archiviato il tutto andando contro la scienza medica. Non capisco come il giudice abbia potuto sostituirsi ai medici e dare delle interpretazioni puramente personali al fatto . Per questo motivo io e il mio legale abbiamo depositato un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura per colpa grave e diniego di giustizia nei confronti del gip del Tribunale di Napoli affinché si faccia chiarezza su questa situazione”.

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO – Gianluca non si è sentito tutelato dalla giustizia ed è deciso ad andare fino in fondo. “Il mio cliente risulta vittima di una valutazione troppo soggettiva da parte del gip del tribunale di Napoli – spiega Massimiliano Tisbo, avvocato penalista che ha assistito Gianluca – ci troviamo davanti a un caso esplicito di mala giustizia. Anche secondo le valutazioni del collega civilista in virtù di questa nuova archiviazione anche il giudizio civile prenderà una piega negativa. Per questo motivo abbiamo deciso di adire alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per procedere a un risarcimento che spetta a tutti gli effetti al signor Menna”.

“Non ci troviamo di fronte a un processo che lo ha visto soccombere o un procedimento penale dove non ci sono dei responsabili – ha concluso amaramente l’avvocato – Anche i medici sono stati unanimi nel dire che l’ustione era stata provocata dalla medicazione in farmacia. Ma il Gip ha deciso di andare contro anche al parere dei medici e quindi non ci resta che adire alla Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo. Se il ricorso verrà accolto, lo Stato italiano sarà condannato a risarcire il signor Menna e quindi per l’imperizia di uno a pagare saremo tutti noi, me compreso”.