Sono 13 i candidati alle prossime elezioni Regionali, in programma domenica 20 e lunedì 21 settembre, che non sarebbero candidabili ai sensi della legge Severino o del Codice di autoregolamentazione dei partiti. Lo ha reso noto il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra.

Liste ‘pulite’ in Liguria, Veneto, Marche e Toscana. È questo il responso dell’attività di controllo della commissione parlamentare Antimafia sui cosiddetti ‘impresentabili‘. Rilevazioni sono state, invece, disposte per la Campania, la Puglia e la Valle d’Aosta.

CAMPANIA, 9 CANDIDATI INCANDIDABILI – “All’esito delle verifiche disposte sui quindici candidati segnalati dalla Dnaa”, per la commissione parlamentare Antimafia, alle prossime Regionali in Campania “sei soggetti non rientrano nel codice di autoregolamentazione in quanto o non è stato ancora disposto il rinvio a giudizio o assolti dai reati loro ascritti o non destinatari di misure di prevenzioni quali proposti o terzi intestatari”. Per quel concerne “le verifiche sul rispetto della legge Severino, è nota la condizione in cui versa il candidato Carlo Iannace (‘De Luca Presidente’, per Vincenzo De Luca Presidente), il quale venne dichiarato sospeso a decorrere dal 31 marzo 2016 dalla carica di consigliere regionale, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 5 maggio 2016. Ciò per via della condanna comminata al predetto candidato alla pena di anni sei di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque, in quanto dichiarato colpevole dei reati di cui agli articoli 110, 81 capoverso, 476 capoverso, 479, 61 n. 2, 314 del codice penale”.

Inoltre, “otto soggetti risultano non conformi al codice di autoregolamentazione in quanto rinviato a giudizio e con dibattimento in corso”. Si tratta di Sabino Basso (“Campania libera-De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio (art. 648-bis c.p.) il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Avellino; Orsola De Stefano (“Lega Salvini Campania”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata di concussione (art. 317 c.p.) il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Avellino; Maria Grazia Di Scala (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata di concussione (art. 317 c.p.) il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli; Aureliano Iovine (“Liberaldemocratici Campania popolare moderati con De Luca”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di plurimi reati tra cui associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.); fraudolento trasferimento di valori aggravato dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose (artt. 12 quinquies decreto legge 306/1992 e art. 7 Legge 203/1991); cinque imputazioni per truffa aggravata dall’aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità e dall’agevolazione delle associazioni mafiose (artt. 640 comma 1 e 2, 61 n. 7, art. 7 legge 203/1991); tentata truffa aggravata dell’agevolazione della attività mafiosa (artt. 56, 640 comma 1 e 2, art. 7 legge 203/1991); il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli.

E ancora: Michele Langella (“Campania in Europa”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio (648-bis c.p.) il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Torre Annunziata; Monica Paolino (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata scambio elettorale politico-mafioso (artt. 110, 81, 416-ter c.p.), il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Nocera Inferiore; Francesco Plaitano (“Partito Repubblicano Italiano”, per Vincenzo De Luca Presidente), già segnalato nel 2015 dalla Commissione antimafia della XVII Legislatura per violazione del codice di autoregolamentazione per la stessa condanna per estorsione, tuttora pendente, l’impugnazione è stata fissata per il 22 settembre 2020; Francesco Silvestro (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente), imputato di concussione (art. 317 c.p.) il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli.

“Il presidente Vincenzo De Luca risulta ad oggi presentabile, a tutto tondo, per quanto consta dal lavoro analitico effettuato sia dalla Ddaa sia dalla commissione parlamentare Antimafia. Altrimenti non avrei avuto nessun problema a permettergli la possiblità di bissare un video in cui apostrofava in maniera irrispettosa la precedente presidente, l’onorevole Rosy Bindi, che aveva semplicemente fatto il suo lavoro” spiega Nicola Morra.

PUGLIA, 3 CANDIDATI  – Si tratta di Silvana Albani (“Puglia Solidale Verde” per Michele Emiliano presidente), imputata dei reati di falsa perizia, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, e corruzione in atti giudiziari, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. Il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Catanzaro. Vincenzo Gelardi (“Partito del Sud Meridionalisti Progressisti” per Michele Emiliano presidente), imputato di plurimi reati di trasferimento fraudolento di valori aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. Il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Napoli. E poi Raffaele Guido (“Fiamma Tricolore” per Franco Piero Antonio Bruni presidente), imputato di plurimi reati tra cui tentata violenza privata, lesioni aggravate e minaccia, aggravati dal fine di agevolare l’attività delle associazioni mafiose. Il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Lecce.

VALLE D’AOSTA, UN CANDIDATO – “All’esito delle verifiche disposte sui candidati” alle prossime elezioni Regionali in Valle d’Aosta, per la commissione parlamentare Antimafia, si può affermare che “alcuni soggetti non rientrano nel codice di autoregolamentazione né nelle previsioni della legge Severino, in quanto assolti ovvero riabilitati”. Il documento dell’organismo bicamerale, poi, prosegue: “È notoria la condizione del candidato Augusto Arduino Rollandin, (“Puor L’Autonomie – Per l’Autonomie”) il quale venne dichiarato sospeso a decorrere dal 28 marzo 2018 dalla carica di consigliere regionale e vicepresidente della Giunta regionale valdostana, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri datato 3 maggio 2019. Ciò per via della condanna comminata al predetto candidato alla pena di anni quattro e mesi sei di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per la durata di anni cinque, in quanto dichiarato colpevole dei reati di cui agli articoli 319 e 321 del codice penale”.