L'inferno per ottenere dei documenti
Roma, fight club in via Patini: la guerra tra immigrati per ottenere permesso di soggiorno o diritto di asilo. Cronaca di un orrore quotidiano
Sono più di 200 a trascorrere giorni e notti sul marciapiede fuori dall’ufficio immigrazione della Questura di Roma in attesa di rinnovare il permesso di soggiorno o chiedere il diritto di asilo
“I don’t want to fight, I only want my documents“. Queste sono le parole di un ormai esausto Mamoon, uno dei 200 immigrati insediati sui marciapiedi di via Patini a Roma in attesa di un permesso di soggiorno o di un diritto di asilo. “Ero il numero sei, ma quando sono venuti a litigare mi sono messo da parte e sono passato al ventitré, adesso ho il numero cinquantuno. Ma da qui a domani finirò ancora più indietro perché non voglio fare a botte, voglio solo i miei documenti” racconta a Roma Today.
Le file in strada
A via Patini, le categorie di persone che attendono un segno sui marciapiedi, si dividono in due: come detto, c’è chi si trova in attesa di rinnovare il permesso di soggiorno e chi spera di ottenere diritto di asilo. In totale le persone in fila sono oltre duecento, e ormai si sono accampate in strada per evitare di perdere il posto. Anche se in realtà, come viene raccontato dai diretti interessati, il posto viene spesso perso comunque, poiché in strada vige la legge del più forte. “Qui non c’è rispetto né disciplina, è terribile“, spiega una donna di 62 anni, in fila per rinnovare il permesso di soggiorno, trasferitasi dal Perù per accudire la figlia con problemi di salute mentale.
Abusi e lotte per il turno
Sempre la donna peruviana, ha dichiarato: “Alle cinque del mattino arriva un pullmino da cui scendono delle persone che si piazzano davanti superando tutti. Non so se pagano, né come facciano, ma alla fine, per non arrivare alle mani, la gente li fa passare, e si slitta di oltre quaranta numeri più indietro“. Un’altra donna di 37 anni, trasferitasi a Roma con la sua compagna, ha dichiarato: “Arrivano la mattina molto presto, spingono, ti menano, fanno casino. Ieri hanno buttato la mia ragazza per terra. Nel mio paese, gli omosessuali subiscono discriminazioni, siamo venute qui per lavorare ed essere libere di amarci“.
La sopravvivenza tra disagi e paure
Le condizioni di via dei Patini, sono al limite della dignità umana: nessun bagno, né una fontana per lavarsi o bere dell’acqua. Un’altra persona, spiega: “Non abbiamo neanche la privacy per andare in bagno o lavarci, abbiamo comprato delle tende per ripararci dal freddo e dalla pioggia“. Verso le 21, dopo aver mangiato, ci si prepara per la notte. La gente tira fuori cuscini, cartoni e coperte, anche se in pochi riusciranno davvero a riposare. Le auto, sfrecciano infatti a pochi passi dal marciapiede, e la paura di essere derubati o superati è più forte del sonno. Qualcuno scrolla lo smartphone, poi c’è chi, per sdrammatizzare, improvvisa qualche ever green italiano, come “Sarà perché ti amo“. In fila, ci sono anche diversi bambini, insieme ai loro genitori.
Il rischio di perdere tutto
In questa attesa infinita e prolungata, c’è anche chi rischia di perdere il lavoro. Un ragazzo di 23 anni, fa il pizzaiolo e vive in Italia da tre anni. Si trova nell’inferno di via Patini per rinnovare il permesso di soggiorno. “Non vado al lavoro da quattro giorni, se mi allontano da qui perdo il posto in fila, ma così rischio di perdere il lavoro. Il capo mi chiama ogni giorno per chiedermi dove sono e io gli rispondo che sono ancora qua che aspetto di ritirare i documenti. Senza non posso essere messo in regola“. Quella di oggi, è stata la sua quinta notte trascorsa sopra i cartoni, nella speranza ottenere un documento.
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